Diffamazione su Facebook e sui social: cosa fare, querela e risarcimento

Diffamazione su Facebook e sui social: cosa fare, querela e risarcimento

Diffamazione su Facebook e sui social: quando un post, un commento o un messaggio WhatsApp è reato e quando è critica, esempi dalla Cassazione, pene, prove, querela entro tre mesi, rimozione del contenuto e risarcimento anche in sede civile.

In breve — La diffamazione su Facebook e sui social è la diffamazione aggravata prevista dall’art. 595, terzo comma, del codice penale: offendere la reputazione di una persona riconoscibile con un post, un commento o un video visibili a più persone. È punita con la reclusione da sei mesi a tre anni o con la multa. Chi la subisce può presentare querela entro tre mesi da quando ne ha notizia, chiedere la rimozione del contenuto e ottenere il risarcimento, anche con una causa civile.

1. Cosa si intende per diffamazione su Facebook e sui social

Si ha diffamazione su Facebook o sui social network quando un post, un commento o un video, visibile a più persone, risulta offensivo per la reputazione di una persona. Questo comportamento configura un reato procedibile a querela di parte e dà alla persona offesa il diritto di chiedere il risarcimento del danno.

La norma · art. 595, primo e terzo comma, del codice penale

«Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito […]. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa […].»

Per la Cassazione un post su una bacheca Facebook è proprio un «mezzo di pubblicità», perché può raggiungere un numero indeterminato di persone (sez. V, 25 gennaio 2021, n. 13979, principio ribadito da ultimo da sez. VI, 17 marzo 2026, n. 14741). Lo stesso vale per gli altri social aperti a un pubblico ampio, come Instagram, TikTok o X.

2. Cosa fare in caso di diffamazione sui social

In caso di diffamazione sui social la prima cosa da fare è conservare le prove, prima che il contenuto venga cancellato o modificato:

Se l’autore cancella il post, il reato resta: la diffamazione si è già consumata quando il contenuto è stato letto da altri. Senza prove raccolte in tempo, però, dimostrarlo diventa difficile. Per questo conviene non rispondere pubblicamente e non alimentare la discussione, ma raccogliere il materiale e farlo valutare subito.

3. Come ottenere il risarcimento per diffamazione sui social

Per ottenere il risarcimento occorre prima di tutto identificare l’autore dell’offesa. Lo Studio svolge gli accertamenti necessari a risalire all’identità e alla residenza di chi ha pubblicato il contenuto, partendo dagli elementi del profilo e dai riscontri disponibili; quando dietro il post c’è un profilo anonimo o falso, l’identificazione passa dalle indagini avviate con la querela.

Individuato l’autore, lo Studio gli invia una diffida: chiede la rimozione immediata del contenuto, l’impegno a non ripeterlo e il risarcimento del danno, quantificato sulla base della gravità delle espressioni, della diffusione del post e delle conseguenze subite. Molti casi si chiudono in questa fase, senza arrivare in tribunale.

Se la diffida non basta, prima della causa la legge impone un tentativo di mediazione, obbligatorio per il risarcimento del danno da diffamazione con un mezzo di pubblicità come i social (art. 5 del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28): in molti casi la vicenda si chiude lì, con un accordo.

Resta poi la causa civile per il risarcimento del danno. Il diritto si prescrive in cinque anni dal fatto, o nel termine più lungo previsto per il reato (art. 2947 del codice civile). Per un’attività economica, al danno alla reputazione può aggiungersi il danno patrimoniale, per esempio la perdita di clienti o di contratti, che va documentato.

4. Come ottenere la rimozione di un post diffamatorio

Per ottenere la rimozione di un post diffamatorio la via più rapida è segnalarlo alla piattaforma con gli strumenti di segnalazione di Facebook, Instagram, TikTok o degli altri social, indicando perché il contenuto è offensivo e falso. Conviene farlo dopo aver conservato le prove, perché la rimozione cancella anche il contenuto da dimostrare.

Se la piattaforma non interviene, o l’autore ripubblica il contenuto, si può chiedere al giudice un provvedimento d’urgenza che ordini la rimozione (art. 700 del codice di procedura civile), quando il danno alla reputazione è imminente e irreparabile. Il giudice può anche fissare una somma che l’autore deve pagare per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione dell’ordine (art. 614-bis c.p.c.).

5. Quando si può denunciare la diffamazione sui social e come si presenta la querela

Per la diffamazione la denuncia si chiama querela, perché è la persona offesa a chiedere che l’autore sia punito: senza querela non si apre alcun processo penale. Va presentata entro tre mesi dal giorno in cui si ha notizia del fatto (art. 124 del codice penale), non dal giorno della pubblicazione: chi scopre un post dopo settimane ha tre mesi da quel momento.

La querela si presenta alla Polizia postale, ai Carabinieri, alla Questura o direttamente alla Procura della Repubblica, anche tramite un avvocato. Deve descrivere i fatti con precisione, indicare quando e dove si è letto il contenuto, allegare le prove raccolte e contenere la richiesta espressa di punire il responsabile. Presentarla non costa nulla.

Se l’autore usa un profilo anonimo o falso, la querela si può presentare anche contro ignoti: saranno le indagini a risalire all’autore. La Cassazione ammette che un profilo Facebook sia attribuito a una persona anche sulla base di indizi convergenti, come il movente, i rapporti tra le parti e l’uso del suo nickname, pur senza accertamenti sull’indirizzo IP (sez. V, n. 26136/2024). Dopo la querela il pubblico ministero svolge le indagini e decide se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione, alla quale la persona offesa può opporsi.

6. Quando è diffamazione sui social e quando non lo è

Perché ci sia diffamazione sui social servono due condizioni:

Non è diffamazione, invece, l’esercizio del diritto di critica: si può esprimere un giudizio negativo, anche aspro, su fatti veri e di interesse per chi legge, con un linguaggio che non trascenda nell’attacco personale. Una recensione negativa ma veritiera su un ristorante o su un professionista è critica; accusare qualcuno di essere un truffatore senza alcun riscontro no.

7. Quali sono alcuni esempi di diffamazione sui social

Ecco alcuni commenti e post che i giudici hanno ritenuto diffamatori, con condanne confermate dalla Cassazione:

Lo stesso vale per i messaggi in una chat di gruppo WhatsApp: se la persona offesa li legge in tempo reale è ingiuria, che non è più reato; se li legge più tardi, quando non è collegata alla chat, è diffamazione.

8. Cosa si rischia per diffamazione aggravata sui social

Per la diffamazione aggravata sui social si rischia la reclusione da sei mesi a tre anni o la multa (art. 595, terzo comma, del codice penale), in un procedimento che parte solo se la persona offesa presenta querela (art. 597 c.p.). Dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 150 del 2021, però, il carcere è riservato ai casi di eccezionale gravità, come i discorsi d’odio, l’incitazione alla violenza o le campagne di disinformazione consapevoli; negli altri casi si applica la multa (Cassazione, sez. V, 5 aprile 2024, n. 26136).

Accanto alla pena c’è la conseguenza civile: l’autore può essere condannato a risarcire il danno alla persona offesa, anche se la querela non è mai stata presentata. È spesso la conseguenza economicamente più pesante, ed è spiegata nel capitolo 3.

9. Come ti assiste lo Studio

L’Avv. Roberto Calzoni assiste in tutta Italia chi è stato diffamato sui social e chi deve difendersi da un’accusa di diffamazione online. Se vuoi sottoporci il tuo caso, richiedi una consulenza: ti diciamo se il contenuto è diffamatorio e qual è la strada più efficace.

Per chi è diffamato raccogliamo e mettiamo in sicurezza le prove, prepariamo la querela, chiediamo la rimozione del contenuto e il risarcimento, anche in mediazione. Per le imprese e i professionisti valutiamo recensioni e post che danneggiano l’attività. Per chi è accusato verifichiamo se il contenuto rientra nel diritto di critica e impostiamo la difesa.

Domande frequenti

Quando un commento su Facebook è diffamazione? Quando offende la reputazione di una persona riconoscibile e può essere letto da più persone. Non serve indicare nome e cognome: basta che l’identità sia ricavabile dal contesto. Non c’è diffamazione, invece, quando si esercita il diritto di critica su fatti veri, con un linguaggio che non diventa attacco personale.

Se l’autore cancella il post, il reato resta? Sì. La diffamazione si consuma quando il contenuto viene letto da altri, e la cancellazione successiva non la elimina. Senza prove raccolte per tempo, però, diventa più difficile dimostrarla e ottenere il risarcimento.

Dare dell’imbecille sui social è reato? Può esserlo. Un insulto pubblicato in un post o in un commento visibile ad altri, riferito a una persona riconoscibile, può integrare la diffamazione aggravata. Se invece l’insulto arriva in una chat privata alla sola persona offesa, è un’ingiuria, che non è più reato ma può comportare una sanzione civile e il risarcimento.

Un messaggio offensivo in un gruppo WhatsApp è diffamazione? Dipende da quando la persona offesa lo legge. Se lo legge in tempo reale mentre è collegata alla chat, per la Cassazione è ingiuria; se lo legge più tardi, è diffamazione, perché al momento dell’invio era assente.

Entro quanto tempo si può sporgere querela per diffamazione? Entro tre mesi dal giorno in cui si è avuta notizia del contenuto diffamatorio, non dal giorno della pubblicazione. La querela si presenta alla Polizia postale, ai Carabinieri, alla Questura o alla Procura della Repubblica.

Si può fare querela per diffamazione senza prove? La querela si può presentare, ma senza screenshot, link o testimoni è difficile che porti a una condanna. Conviene raccogliere le prove prima di presentarla e allegarle, indicando anche chi ha letto il contenuto.

Quanto si paga per diffamazione sui social? Dipende dal caso: la pena può essere la multa e, nei casi di eccezionale gravità, la reclusione. A questa si aggiunge il risarcimento del danno alla persona offesa, che si somma alle spese legali e, se si perde la causa, a quelle della controparte.

Quanto costa fare una querela per diffamazione? Presentare la querela non costa nulla. I costi riguardano l’eventuale assistenza di un avvocato, la costituzione di parte civile nel processo e, per la causa civile di risarcimento, la mediazione obbligatoria.

Si può ottenere il risarcimento senza fare querela? Sì. Il risarcimento si può chiedere con una causa civile, preceduta dalla mediazione obbligatoria, anche se la querela non è stata presentata o i tre mesi sono scaduti. Il diritto si prescrive in cinque anni dal fatto, salvo il termine più lungo del reato.

Si può ottenere la rimozione immediata del post? Sì: prima con la segnalazione alla piattaforma e, se non basta, con un provvedimento d’urgenza del giudice, che può ordinarne la rimozione e fissare una somma per ogni giorno di ritardo.

I contenuti di questa pagina si riferiscono a fattispecie generali e non possono in alcun modo sostituire il contributo di un avvocato. Per ottenere un parere legale in ordine alla questione giuridica che interessa è possibile richiedere una consulenza, oppure fissare un appuntamento. Gli autori declinano ogni responsabilità per errori od omissioni, nonché per un utilizzo improprio o non aggiornato delle presenti informazioni.