Pagamento diretto del subappaltatore: come funziona

Pagamento diretto del subappaltatore: come funziona

Pagamento diretto del subappaltatore: che cos'è e come funziona, quando è obbligatorio (art. 119 d.lgs. 36/2023), come richiederlo, la rinuncia della micro/piccola impresa e gli aspetti di fatturazione e DURC.

In breve — Il pagamento diretto è il meccanismo con cui la stazione appaltante paga direttamente il subappaltatore, senza passare dall’appaltatore principale. Con il nuovo Codice (art. 119, comma 11, del d.lgs. 36/2023) non è più una semplice facoltà: è obbligatorio in tre casi alternativi — subappaltatore micro o piccola impresa, inadempimento dell’appaltatore, richiesta del subappaltatore se la natura del contratto lo consente. La micro/piccola impresa può rinunciarvi, ma solo per iscritto e con l’accettazione della stazione appaltante; e se poi l’appaltatore non paga, il diritto si riattiva comunque.

1. Che cos’è e come funziona il pagamento diretto

Il pagamento diretto dei subappaltatori è l’istituto, previsto dal Codice dei contratti pubblici, che consente alla stazione appaltante di liquidare direttamente al subappaltatore il corrispettivo dovuto per le prestazioni eseguite, senza che la somma debba transitare dall’appaltatore principale. La finalità è chiara: evitare che un inadempimento dell’appaltatore comprometta la regolare retribuzione di chi ha effettivamente svolto il lavoro, tutelando in particolare le imprese più piccole della filiera.

Sul piano pratico funziona così: ricorrendone i presupposti, l’amministrazione paga il subappaltatore e quel versamento ha un effetto estintivo “a cascata” — estingue sia il debito della stazione appaltante verso l’appaltatore, sia il debito dell’appaltatore verso il subappaltatore. Attenzione, però: il pagamento diretto non crea un rapporto contrattuale autonomo tra amministrazione e subappaltatore (lo hanno chiarito ANAC e la giurisprudenza di legittimità). È un meccanismo di tutela del credito, non una modifica della struttura dell’appalto.

Nella nostra esperienza lo abbiamo visto funzionare in concreto: abbiamo assistito subappaltatori che, nonostante i ripetuti solleciti all’appaltatore principale, non avevano ricevuto il corrispettivo per le prestazioni svolte. Solo attivando il pagamento diretto è stato possibile ottenere dalla stazione appaltante la liquidazione delle somme dovute.

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Se hai eseguito le prestazioni e non ricevi il corrispettivo, il pagamento diretto può essere lo strumento giusto per ottenere la liquidazione dalla stazione appaltante. Ti aiutiamo a predisporre l'istanza e a seguirla fino alla liquidazione; assistiamo anche stazioni appaltanti e RUP nella corretta gestione del pagamento diretto e delle rinunce.

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2. Quando è obbligatorio il pagamento diretto

Ai sensi dell’art. 119, comma 11, del d.lgs. 36/2023, i subappaltatori hanno diritto a ricevere il pagamento diretto dalla stazione appaltante quando ricorre una di queste tre condizioni:

Le tre condizioni sono alternative: ne basta una per far sorgere l’obbligo a carico dell’amministrazione, come ha ribadito anche il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (parere 23 giugno 2025, n. 3538).

Va sottolineato un aspetto spesso ignorato: questo diritto sussiste anche se il pagamento diretto non è previsto dal contratto di subappalto. Si tratta infatti di una norma imperativa, posta a tutela del subappaltatore: opera per legge al ricorrere delle condizioni indicate e non può essere esclusa dagli accordi tra appaltatore e subappaltatore. In presenza di uno di quei presupposti, quindi, il pagamento diretto non è negoziabile e l’amministrazione deve provvedere.

3. La rinuncia al pagamento diretto

Abbiamo visto che il diritto al pagamento diretto opera come norma imperativa. Esiste però un’eccezione, che si collega direttamente a quanto detto: il subappaltatore non ha diritto al pagamento diretto se vi ha rinunciato. Trattandosi di un beneficio posto nel suo esclusivo interesse, la micro o piccola impresa può infatti scegliere di rinunciarvi.

La rinuncia, tuttavia, non è “libera”. Secondo l’indirizzo dell’ANAC (Comunicato del Presidente del 25 novembre 2020) deve avere forma scritta ed essere subordinata all’accettazione della stazione appaltante: per questo è prudente inserirla come clausola specifica nel contratto di subappalto, così che risulti chiara e opponibile. Il punto è dirimente soprattutto per la stazione appaltante e per il RUP, perché se la rinuncia è regolarmente documentata e autorizzata l’ente non risponde dell’eventuale mancato pagamento da parte dell’appaltatore (in questo senso il parere MIT n. 2705 del 21 giugno 2024); in mancanza, invece, l’amministrazione resta esposta.

C’è infine un limite che il subappaltatore deve conoscere bene prima di rinunciare: la rinuncia non copre l’inadempimento. Se l’appaltatore principale non paga, torna ad applicarsi la regola generale (art. 119, comma 11, lett. b) e il pagamento diretto si riattiva, anche se in precedenza vi era stata rinuncia. La rinuncia, insomma, vale finché tutto procede regolarmente, ma viene meno nel momento in cui il subappaltatore resta scoperto: proprio per questo, prima di rinunciare, conviene valutare con attenzione la solidità dell’appaltatore, perché si sta cedendo una garanzia importante.

4. Chi ha diritto al pagamento diretto

Il diritto non scatta in automatico. Oltre alle condizioni viste, è necessario che il subappaltatore sia stato regolarmente autorizzato dalla stazione appaltante e risulti quindi formalmente conosciuto dall’ente: senza questo presupposto, l’amministrazione non può procedere legittimamente alla liquidazione. È il motivo per cui l’appaltatore deve comunicare alla stazione appaltante i subappaltatori e ottenere il via libera prima dell’avvio delle prestazioni — un passaggio che spieghiamo nella guida sull’autorizzazione al subappalto.

5. Come si richiede il pagamento diretto

Per ottenere il pagamento diretto il subappaltatore deve presentare una richiesta formale (istanza) alla stazione appaltante, corredata della documentazione che dimostri il credito maturato e il ricorrere di una delle condizioni di legge. In concreto, una richiesta efficace contiene:

Ricevuta l’istanza, l’amministrazione coinvolge l’appaltatore in contraddittorio, per consentirgli di esporre le proprie osservazioni; verificata la fondatezza, procede a liquidare direttamente il subappaltatore. Una richiesta chiara, completa e documentata riduce i tempi dell’istruttoria e le possibilità di contestazione: per questo è utile predisporla con un modello (fac-simile) ben impostato, calibrato sul caso concreto.

6. Fatturazione e DURC di congruità

Il pagamento diretto incide anche su due aspetti operativi che è bene non sottovalutare. Sul versante della documentazione, restano centrali le fatture e la prova del credito: il subappaltatore deve poter dimostrare con precisione importi e prestazioni, perché è su quella base che l’amministrazione liquida.

Sul versante della regolarità, va ricordato che il DURC di congruità della manodopera resta obbligatorio anche quando la stazione appaltante paga direttamente il subappaltatore: l’onere di richiederlo resta in capo all’appaltatore principale (che inserisce i dati di cantiere nel portale Edilconnect), in occasione dell’ultimo stato di avanzamento, prima del saldo finale. Lo ha precisato l’ANAC con il Comunicato del Presidente del 17 dicembre 2025. È un punto rilevante soprattutto per la stazione appaltante, che deve verificare la regolarità prima di procedere.

7. Suggerimenti operativi

Per il subappaltatore, conoscere e far valere il proprio diritto al pagamento diretto è spesso decisivo. La richiesta va presentata in forma chiara e documentata, dimostrando l’esistenza del credito e il ricorrere delle condizioni di legge; ed è fondamentale conservare con cura tutta la documentazione del rapporto con l’appaltatore (contratti, fatture, solleciti, corrispondenza), perché diventa decisiva in caso di verifiche o contestazioni.

Lo Studio Legale Calzoni assiste sia le imprese subappaltatrici — nella predisposizione dell’istanza e nel confronto con la stazione appaltante — sia le stazioni appaltanti e i RUP, nella corretta gestione del pagamento diretto e delle rinunce. Per il quadro d’insieme dell’istituto, vedi la guida su come funziona il subappalto negli appalti pubblici.

Domande frequenti

Come funziona il pagamento diretto al subappaltatore? La stazione appaltante liquida direttamente al subappaltatore il corrispettivo per le prestazioni eseguite, senza passare dall’appaltatore. Il versamento estingue sia il debito dell’amministrazione verso l’appaltatore, sia quello dell’appaltatore verso il subappaltatore, ma non crea un rapporto contrattuale diretto tra ente e subappaltatore.

Quando è obbligatorio il pagamento diretto? In tre casi alternativi (art. 119, comma 11, d.lgs. 36/2023): subappaltatore micro o piccola impresa; inadempimento dell’appaltatore; richiesta del subappaltatore se la natura del contratto lo consente. Ne basta uno.

Il subappaltatore può rinunciare al pagamento diretto? Sì, la micro o piccola impresa può rinunciarvi, ma la rinuncia deve essere scritta e accettata dalla stazione appaltante (meglio se inserita come clausola nel contratto di subappalto).

Se l’appaltatore non paga nonostante la rinuncia, cosa succede? Il pagamento diretto si riattiva: in caso di inadempimento dell’appaltatore torna ad applicarsi la regola generale, anche se il subappaltatore aveva rinunciato. La rinuncia non copre l’inadempimento.

Come si richiede il pagamento diretto? Con un’istanza formale alla stazione appaltante, corredata dai dati del contratto e dell’autorizzazione, dell’importo, della documentazione del credito (fatture, SAL, solleciti) e del presupposto che fonda il diritto. L’amministrazione apre un contraddittorio con l’appaltatore e poi liquida.

Serve il DURC anche con il pagamento diretto? Sì. Il DURC di congruità della manodopera resta obbligatorio anche quando la stazione appaltante paga direttamente il subappaltatore; l’onere di richiederlo resta in capo all’appaltatore, prima del saldo finale (ANAC, Comunicato del Presidente del 17 dicembre 2025).

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