PIAO: che cos'è, quando va approvato, cosa contiene e dove si pubblica

PIAO: che cos'è, quando va approvato, cosa contiene e dove si pubblica

Cos'è il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione), chi deve adottarlo ed entro quando, com'è strutturato e come si redige in concreto, con particolare attenzione alla sezione anticorruzione e al supporto al RPCT.

In breve — Il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) è il documento unico con cui ogni pubblica amministrazione programma, in un solo atto, performance, fabbisogni di personale, lavoro agile, formazione e — soprattutto — prevenzione della corruzione e trasparenza (ciò che prima era il PTPCT). Va adottato ogni anno entro il 31 gennaio e la sua mancata o cattiva redazione espone il RPCT e l’ente a responsabilità e sanzioni ANAC. Di seguito cos’è, chi deve adottarlo, com’è strutturato e come si redige in concreto.

1. Che cos’è il PIAO

Il PIAO — Piano Integrato di Attività e Organizzazione — è stato introdotto dall’art. 6 del d.l. 80/2021 (convertito dalla legge 113/2021) e disciplinato nel contenuto dal decreto ministeriale 30 giugno 2022, n. 132. È un documento di programmazione triennale, ad aggiornamento annuale, nato con un obiettivo preciso: unificare in un unico piano una serie di adempimenti che prima le pubbliche amministrazioni gestivano con documenti separati.

La norma · Art. 6, comma 1, d.l. 80/2021 (conv. l. 113/2021)

Per assicurare la qualità e la trasparenza dell'attività amministrativa e migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese […] le pubbliche amministrazioni […] con più di cinquanta dipendenti, con esclusione delle scuole di ogni ordine e grado e delle istituzioni educative, adottano, entro il 31 gennaio di ogni anno, il Piano integrato di attività e organizzazione […] nel rispetto delle vigenti discipline di settore.

Nel PIAO confluiscono infatti il piano della performance, il piano dei fabbisogni di personale, il piano del lavoro agile, la formazione, gli obiettivi di parità di genere e — la parte che più ci interessa qui — il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (PTPCT). La logica è quella della semplificazione: un solo documento, coerente al suo interno, al posto di una pluralità di piani spesso scollegati. Quello che prima era un PTPCT autonomo è oggi una sezione del PIAO (ne parliamo nell’approfondimento dedicato al piano triennale anticorruzione).

2. Chi deve adottarlo e quando

L’art. 6 individua come destinatarie le pubbliche amministrazioni con più di cinquanta dipendenti, escluse le scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative. Il d.m. 132/2022 ha però esteso l’adempimento anche agli enti sotto quella soglia, che redigono il piano in forma semplificata: l’obbligo, in sostanza, riguarda quasi tutte le amministrazioni, e cambia il modo di assolverlo, non il se.

Attenzione però al perimetro: il PIAO riguarda le pubbliche amministrazioni di cui all’art. 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001. Ne restano fuori gli enti pubblici economici, gli ordini professionali, le società in controllo pubblico e gli enti di diritto privato soggetti alla disciplina anticorruzione: questi soggetti non adottano il PIAO e continuano a dotarsi di un piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza autonomo — o, per le società con modello 231, delle misure integrative previste dalle linee guida ANAC. È l’equivoco più comune quando un ente partecipato chiede se debba «fare il PIAO».

Quanto ai tempi, il piano va adottato entro il 31 gennaio di ogni anno, in coerenza con il ciclo della programmazione economico-finanziaria (se l’approvazione del bilancio è differita, il termine slitta di trenta giorni dall’approvazione), e va poi pubblicato e trasmesso sul portale del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Il rispetto del termine non è un dettaglio formale: la mancata adozione — o l’adozione di una sezione anticorruzione meramente “di facciata” — espone il RPCT a responsabilità personale, l’ente a sanzioni ANAC e, sul versante della performance, può precludere l’erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti.

3. Quali piani ha assorbito il PIAO (e quali no)

Il PIAO nasce come documento unico: al suo interno confluiscono strumenti che prima vivevano separati, ciascuno con la propria scadenza e il proprio iter di approvazione. Vi sono assorbiti il piano della performance, il piano dei fabbisogni di personale, il piano organizzativo del lavoro agile (POLA), il piano di formazione, il piano delle azioni positive e — per le pubbliche amministrazioni — il piano triennale di prevenzione della corruzione e della trasparenza, che diventa la sotto-sezione «Rischi corruttivi e trasparenza».

Non vi confluisce invece il PEG, il piano esecutivo di gestione degli enti locali, che resta un atto autonomo della giunta con una funzione diversa: il PIAO programma valore pubblico, performance e organizzazione; il PEG assegna a ciascun responsabile le risorse finanziarie per realizzarli. I due documenti devono però parlarsi, perché gli obiettivi del PIAO trovano nel PEG la copertura e l’assegnazione operativa: è il raccordo che negli enti locali crea più problemi, soprattutto quando i due atti sono approvati in tempi diversi.

4. Il PIAO è annuale o triennale?

Entrambe le cose, ed è la ragione dell’equivoco più frequente. Il PIAO ha orizzonte triennale — programma su tre anni — ma è aggiornato annualmente, entro il termine del 31 gennaio. Ogni anno, quindi, non si riscrive il documento da capo: si scorre il triennio, si rivedono gli obiettivi alla luce dei risultati e si aggiorna la sezione sui rischi corruttivi in base al monitoraggio dell’anno precedente.

5. Dove si pubblica e a chi si trasmette

Il PIAO va pubblicato sul sito istituzionale, nella sezione «Amministrazione trasparente», e trasmesso al Dipartimento della funzione pubblica attraverso il portale dedicato. Sono due adempimenti distinti: la pubblicazione assolve gli obblighi di trasparenza verso i cittadini, la trasmissione consente il monitoraggio nazionale sull’attuazione della riforma.

La sotto-sezione «Rischi corruttivi e trasparenza» rileva anche ai fini degli obblighi del d.lgs. 33/2013, e va resa reperibile in «Altri contenuti — Prevenzione della corruzione»: un PIAO adottato ma non pubblicato correttamente equivale, per chi lo cerca, a un piano che non esiste.

6. Che cosa succede se il PIAO non viene adottato

Le conseguenze non sono simboliche, e questo è il punto che gli enti sottovalutano.

La norma · Art. 10, comma 5, d.lgs. 150/2009, richiamato dall'art. 6 del d.l. 80/2021

In caso di mancata adozione del Piano […] è fatto divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti che risultano avere concorso alla mancata adozione del Piano, per omissione o inerzia nell'adempimento dei propri compiti, e l'amministrazione non può procedere ad assunzioni di personale o al conferimento di incarichi di consulenza o di collaborazione comunque denominati.

Il divieto di assunzioni e di incarichi esterni è la sanzione che pesa di più, perché blocca l’attività dell’ente finché il piano non viene adottato. Si applica a tutte le amministrazioni tenute al PIAO, sia in forma ordinaria sia semplificata. A ciò si aggiungono, per la parte anticorruzione, le conseguenze proprie della disciplina di settore: la mancata adozione della sezione sui rischi corruttivi espone l’ente alla vigilanza dell’ANAC e il RPCT a responsabilità personale.

7. Com’è strutturato: le sezioni del PIAO

Lo schema tipo definito dal D.M. 30 giugno 2022, n. 132 prevede una scheda anagrafica dell’amministrazione e tre sezioni tematiche. La prima — valore pubblico, performance e anticorruzione — è quella che ci riguarda più da vicino: al suo interno, nella sottosezione rischi corruttivi e trasparenza, confluisce tutto ciò che prima era il PTPCT, dalla mappatura dei processi all’analisi e ponderazione del rischio, fino alle misure di prevenzione — tra cui la disciplina del whistleblowing — e agli obblighi di pubblicazione.

La seconda sezione, organizzazione e capitale umano, raccoglie la struttura organizzativa, l’organizzazione del lavoro agile e il piano dei fabbisogni di personale; la terza, monitoraggio, descrive con quali strumenti e tempi l’ente verifica di stare davvero attuando il piano. È quindi nella sottosezione anticorruzione e trasparenza che si concentra il lavoro del RPCT, ed è anche la parte più delicata da redigere.

8. Come si redige il PIAO, in concreto

Redigere il PIAO non significa compilare un modello, ma far dialogare aree diverse dell’ente — ed è proprio qui che il processo più spesso si inceppa. La regia resta dell’amministrazione, ma il documento mette insieme il lavoro del RPCT, della struttura che cura la performance (e dell’OIV), dell’ufficio personale e dei dirigenti: se ciascuno lavora sulla propria parte senza coordinamento, il piano finisce per essere incoerente.

Il cuore tecnico è l’aggiornamento dell’analisi del rischio corruttivo — la mappatura dei processi, l’identificazione e la ponderazione dei rischi, la definizione di misure concrete e verificabili — che va tenuto allineato con gli obblighi di trasparenza del D.lgs. 33/2013 e con le delibere ANAC. Una volta costruito, il piano viene adottato dall’organo di indirizzo, pubblicato in “Amministrazione trasparente” e trasmesso sul portale del Dipartimento della Funzione Pubblica.

L’errore più frequente è trattare la sezione anticorruzione come un adempimento formale, riproponendo ogni anno lo stesso testo senza calarlo sull’effettivo rischio dell’ente: in sede di vigilanza ANAC valuta proprio l’effettività delle misure, non la loro presenza sulla carta.

9. Come ti assiste lo Studio Legale Calzoni

Lo Studio Legale Calzoni affianca pubbliche amministrazioni, società a controllo pubblico e RPCT nel supporto alla redazione e all’aggiornamento del PIAO, con particolare attenzione alla sezione rischi corruttivi e trasparenza: mappatura dei processi, analisi del rischio, definizione delle misure e adempimenti di pubblicazione. Supportiamo il RPCT nelle sue funzioni — in modo continuativo o per il singolo aggiornamento annuale — e nella difesa in eventuali procedimenti ANAC.

Se il tuo ente deve redigere o aggiornare il PIAO e vuoi una sezione anticorruzione solida e difendibile, vedi il nostro servizio di consulenza anticorruzione e trasparenza: il primo contatto è gratuito.

Domande frequenti

Quando deve essere approvato il PIAO? Entro il 31 gennaio di ogni anno, in coerenza con il ciclo della programmazione economico-finanziaria; se l’approvazione del bilancio è differita, il termine slitta di trenta giorni dall’approvazione.

Il PIAO è annuale o triennale? Ha orizzonte triennale ma si aggiorna ogni anno: si scorre il triennio e si rivedono obiettivi e misure, senza riscrivere il documento da capo.

Dove si pubblica il PIAO? Sul sito istituzionale in «Amministrazione trasparente», e va inoltre trasmesso al Dipartimento della funzione pubblica attraverso il portale dedicato. La sotto-sezione sui rischi corruttivi va resa reperibile in «Altri contenuti — Prevenzione della corruzione».

Le società in controllo pubblico devono adottare il PIAO? No. Il PIAO riguarda le pubbliche amministrazioni dell’art. 1, comma 2, del d.lgs. 165/2001. Società in controllo pubblico, enti pubblici economici, ordini professionali ed enti di diritto privato continuano ad adottare un PTPCT autonomo, o le misure integrative del modello 231.

Che differenza c’è fra PIAO e PEG? Il PIAO programma valore pubblico, performance, organizzazione e prevenzione della corruzione; il PEG assegna ai responsabili le risorse finanziarie per attuarli. Il PEG non è confluito nel PIAO e resta un atto autonomo della giunta.

Cosa succede se il PIAO non viene adottato? Scattano le sanzioni dell’art. 10, comma 5, del d.lgs. 150/2009: divieto di erogare la retribuzione di risultato ai dirigenti che hanno concorso alla mancata adozione e divieto di procedere ad assunzioni o a incarichi di consulenza.

Che cos’è il PIAO? Il PIAO (Piano Integrato di Attività e Organizzazione) è il documento unico di programmazione introdotto dal d.l. 80/2021 e disciplinato dal D.M. 132/2022, che integra in un solo atto performance, fabbisogni di personale, lavoro agile, formazione e prevenzione della corruzione e trasparenza (l’ex PTPCT).

Chi è obbligato ad adottare il PIAO? Quasi tutte le pubbliche amministrazioni. Per gli enti con meno di 50 dipendenti sono previste modalità semplificate di redazione, ma l’obbligo di adozione resta.

Entro quando va adottato il PIAO? Entro il 31 gennaio di ogni anno, in coerenza con il ciclo di programmazione economico-finanziaria, con successiva pubblicazione e trasmissione sul portale del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Il PIAO ha sostituito il PTPCT? Sì: il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza non è più un documento autonomo, ma una sottosezione del PIAO (“rischi corruttivi e trasparenza”), nella sezione dedicata a valore pubblico, performance e anticorruzione. I contenuti — mappatura del rischio, misure, obblighi di pubblicazione — restano invariati.

Cosa rischia un ente che non adotta il PIAO o lo redige male? La mancata adozione, o una sezione anticorruzione meramente formale, espone il RPCT a responsabilità personale e l’ente a sanzioni ANAC; sul versante della performance può precludere l’erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti.

Chi redige materialmente il PIAO? È un lavoro trasversale coordinato dall’ente (RPCT, performance/OIV, personale, dirigenti). Molte amministrazioni si avvalgono di un supporto esterno specializzato, soprattutto per la sezione rischi corruttivi e trasparenza, che richiede competenze giuridiche e una mappatura accurata dei processi.

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