Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: quando conviene e come funziona

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: quando conviene e come funziona

Cos'è il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, il termine di 120 giorni, l'alternatività col ricorso al TAR, la trasposizione su opposizione dei controinteressati, il parere vincolante del Consiglio di Stato, i costi e quando conviene davvero.

In breve — Il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica è un rimedio alternativo al ricorso al TAR: si propone contro un atto amministrativo definitivo, per soli motivi di legittimità, entro centoventi giorni (art. 8 del d.P.R. 1199/1971). È deciso con decreto del Presidente della Repubblica, ma sul contenuto vincola il parere del Consiglio di Stato, oggi obbligatorio e vincolante. Costa poco — un contributo unificato fisso di 650 euro — e non richiede necessariamente un avvocato. Ha però due limiti da conoscere: un solo controinteressato può farlo “trasferire” al TAR, e manca la tutela cautelare rapida del giudizio. Conviene in casi precisi, non sempre.

1. Cos’è il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica

Il ricorso straordinario è un rimedio giustiziale: non un processo davanti a un giudice, ma un’impugnazione amministrativa di grado più elevato, decisa formalmente con un decreto del Presidente della Repubblica. Nato come istituto risalente, è stato profondamente rinnovato: oggi la decisione è di fatto rimessa al Consiglio di Stato, il cui parere è diventato vincolante, tanto che la dottrina parla di rimedio ormai “giurisdizionalizzato”. Resta un’alternativa al ricorso al giudice amministrativo, con regole proprie che lo rendono più conveniente in alcune situazioni e sconsigliabile in altre.

La norma · Artt. 8-9, d.P.R. 1199/1971

Contro gli atti amministrativi definitivi è ammesso ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per motivi di legittimità. […] Quando l'atto sia stato impugnato con ricorso giurisdizionale, non è ammesso il ricorso straordinario. […] Il ricorso è proposto nel termine di centoventi giorni dalla data della notificazione o della comunicazione dell'atto impugnato.

2. Contro quali atti e per quali motivi

Il ricorso straordinario si propone contro gli atti amministrativi definitivi — cioè non più soggetti a ricorso gerarchico — e soltanto per motivi di legittimità: violazione di legge, incompetenza ed eccesso di potere. Non è ammesso per contestare il merito della scelta amministrativa, cioè l’opportunità o la convenienza di ciò che la PA ha deciso.

C’è poi un confine invalicabile: il ricorso straordinario è ammesso solo nelle materie devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo. Per le controversie che spettano al giudice ordinario (ad esempio molti diritti soggettivi) la strada non è percorribile.

3. Il termine di 120 giorni e l’alternatività col ricorso al TAR

È qui che il ricorso straordinario mostra il suo tratto più interessante. Il termine per proporlo è di centoventi giorni dalla notifica, comunicazione o piena conoscenza dell’atto: il doppio dei sessanta giorni previsti per il ricorso al TAR (che scendono a trenta negli appalti). Chi ha lasciato scadere il termine per il giudice può quindi trovare nel ricorso straordinario un’ultima finestra utile.

Attenzione però: i due rimedi sono alternativi. Non si possono percorrere entrambi contro lo stesso atto: la scelta dell’uno preclude l’altro, a pena di inammissibilità. È una decisione da prendere con lucidità all’inizio, perché non si torna indietro.

4. L’opposizione dei controinteressati e la trasposizione al TAR

È il meccanismo che più spesso decide se il ricorso straordinario è davvero una via praticabile. Il ricorso va notificato ad almeno un controinteressato, il quale, entro sessanta giorni, può notificare al ricorrente un atto di opposizione, chiedendo che la controversia sia decisa in sede giurisdizionale. A quel punto il ricorrente, se vuole proseguire, deve riassumere il giudizio davanti al TAR entro sessanta giorni (la cosiddetta trasposizione, oggi regolata anche dall’art. 48 del Codice del processo amministrativo); se non lo fa, il ricorso straordinario diventa improcedibile.

La conseguenza pratica è netta: basta un solo controinteressato che si opponga per far “cadere” la scelta del ricorso straordinario e spostare tutto davanti al giudice. Per questo il rimedio dà il meglio di sé quando i controinteressati non ci sono — o non hanno interesse a opporsi.

5. La decisione: il parere vincolante del Consiglio di Stato

Il ricorso, istruito dal ministero competente, è trasmesso al Consiglio di Stato, che esprime il proprio parere. Ed è questa la vera novità degli ultimi anni: con la legge 69/2009 il parere del Consiglio di Stato è diventato vincolante. È scomparsa la vecchia possibilità che il Governo decidesse in modo difforme dal parere: oggi il decreto del Presidente della Repubblica che chiude il procedimento si conforma a ciò che il Consiglio di Stato ha stabilito. In sostanza, a decidere è un organo di magistratura amministrativa, non l’amministrazione parte in causa — un elemento che ha molto rafforzato la serietà del rimedio (il Consiglio di Stato può persino sollevare questione di legittimità costituzionale).

La decisione di accoglimento, inoltre, è eseguibile: se l’amministrazione non vi si adegua, se ne può chiedere l’attuazione con il giudizio di ottemperanza davanti al Consiglio di Stato.

6. Quanto costa e se serve l’avvocato

Sul piano dei costi il ricorso straordinario è economico: è dovuto un contributo unificato in misura fissa di 650 euro, indipendente dal valore della controversia (mentre nel giudizio davanti al TAR il contributo cresce con il valore e, negli appalti, arriva a importi molto più alti). Non è nemmeno obbligatoria l’assistenza di un avvocato: il ricorso può essere sottoscritto e presentato dalla parte.

Ciò non significa che sia banale. La qualità dell’atto — l’individuazione dei vizi, la costruzione dei motivi — pesa sull’esito esattamente come in un giudizio. L’assistenza di un avvocato amministrativista resta consigliabile ogni volta che la questione non è elementare.

7. Quando conviene (e quando no)

Il ricorso straordinario non è “meglio” o “peggio” del ricorso al TAR: è uno strumento con un profilo diverso, che va scelto in base al caso.

La scelta in pratica

Conviene quando: non ci sono controinteressati (o è improbabile che si oppongano); il termine di 60 giorni per il TAR è già scaduto ma non i 120; la questione è di puro diritto e non servono istruttoria complessa né una sospensiva urgente; si vogliono contenere i costi.

Non conviene quando: c'è un controinteressato che può far scattare la trasposizione (tipicamente l'aggiudicatario di una gara d'appalto); serve una tutela cautelare rapida; si vuole poter contare sul doppio grado di giudizio. In materia di appalti, con il rito dei 30 giorni e l'aggiudicatario sempre controinteressato, di regola si sceglie il TAR.

Il limite più sentito resta la mancanza di una tutela cautelare paragonabile alla sospensiva del giudizio: se l’atto produce effetti immediati e dannosi, il ricorso straordinario difficilmente li ferma in tempo. E la decisione, pur vincolante, arriva spesso dopo tempi lunghi. Sono i due prezzi da mettere in conto a fronte del termine più ampio e del costo ridotto.

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Domande frequenti

Qual è il termine per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica? Centoventi giorni dalla notifica, comunicazione o piena conoscenza dell’atto (art. 9 del d.P.R. 1199/1971), il doppio dei sessanta giorni previsti per il ricorso al TAR.

Il ricorso straordinario e il ricorso al TAR si possono fare entrambi? No. Sono rimedi alternativi contro lo stesso atto: la scelta dell’uno preclude l’altro, a pena di inammissibilità.

Chi decide il ricorso straordinario? Formalmente è deciso con decreto del Presidente della Repubblica, ma il contenuto è determinato dal parere del Consiglio di Stato, che dalla legge 69/2009 è vincolante. Se l’amministrazione non si adegua, la decisione si esegue con il giudizio di ottemperanza davanti al Consiglio di Stato.

Cosa succede se un controinteressato si oppone? Entro sessanta giorni dalla notifica del ricorso il controinteressato può proporre opposizione: in tal caso il ricorrente, per proseguire, deve riassumere la causa davanti al TAR entro sessanta giorni (trasposizione), altrimenti il ricorso straordinario diventa improcedibile.

Quanto costa e serve l’avvocato? È dovuto un contributo unificato fisso di 650 euro, a prescindere dal valore. L’assistenza di un avvocato non è obbligatoria, ma è consigliabile quando la questione non è elementare.

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