Ricorso sul semestre filtro di medicina: quando si può fare e che cosa si ottiene

Dopo la riforma dell'accesso a medicina il contenzioso si è spostato sugli errori individuali: punteggi sbagliati, arrotondamenti, anomalie della graduatoria nazionale, misure per DSA e disabilità non applicate. Che cosa si può contestare, entro quando e che cosa aspettarsi davvero.
In breve — Il ricorso sul semestre filtro si propone al TAR del Lazio entro sessanta giorni dalla pubblicazione della graduatoria nazionale. La riforma in sé è stata confermata dal TAR (sentenza n. 10959 del 15 giugno 2026), ma il Consiglio di Stato ha aperto una breccia: la mancata riassegnazione dei posti lasciati liberi da chi rinuncia non rispetta il principio meritocratico, e ha ordinato al Ministero di procedere agli scorrimenti. Restano contestabili gli errori sul singolo studente: punteggi, arrotondamenti, misure per DSA e disabilità.
1. Che cos’è il semestre filtro e come si resta fuori
Il semestre filtro è il primo semestre, aperto a tutti, che dall’anno accademico 2025/2026 ha sostituito il test di ammissione a medicina e chirurgia, odontoiatria e medicina veterinaria: l’iscrizione è libera, ma l’ammissione al secondo semestre avviene sulla base degli esami sostenuti (d.lgs. 15 maggio 2025, n. 71, attuativo della legge delega 14 marzo 2025, n. 26).
La norma · art. 6, comma 1, del d.lgs. 71/2025
«L'ammissione al secondo semestre dei corsi di laurea magistrale a ciclo unico di cui all'articolo 1, comma 1, è subordinata al conseguimento di tutti i CFU stabiliti per gli esami di profitto del semestre filtro e alla collocazione in posizione utile nella graduatoria di merito nazionale, redatta dal Ministero sulla base del punteggio conseguito negli esami di profitto del semestre filtro.»
La non ammissione al secondo semestre può dunque derivare da due ragioni. La prima è non aver conseguito tutti i crediti: basta un esame non superato e il percorso si ferma lì. La seconda è averli superati tutti e non essere comunque arrivati in posizione utile nella graduatoria nazionale, quella che il Ministero forma sommando i punteggi dei tre esami. È la ragione da cui nasce quasi tutto il contenzioso, perché riguarda chi ha fatto tutto ciò che gli era richiesto e resta fuori per il punteggio di altri.
Chi non entra non perde l’anno. Può proseguire in uno dei corsi di area biomedica indicati al momento dell’iscrizione, con il riconoscimento dei crediti già acquisiti, e riprovare: l’iscrizione al semestre filtro è consentita fino a un massimo di tre volte.
2. Come si forma il punteggio, e dove il conto può sbagliare
Gli esami sono tre — chimica e propedeutica biochimica, fisica, biologia — e si svolgono su modulo cartaceo a lettura ottica: trentuno domande in quarantacinque minuti ciascuno. Ogni risposta esatta vale un punto, quella omessa zero, quella errata meno 0,1. Il totale che ne esce è direttamente il voto della prova, espresso in trentesimi, con la lode che vale un punto in più.
Il voto minimo per superare l’esame è 18/30, ed è qui che si nasconde la regola che vale più posizioni di ogni altra: l’arrotondamento all’unità più prossima si applica soltanto a chi ha già raggiunto il 18. Chi arriva a 17,6 non viene portato a 18 — il voto resta com’è e l’esame non è superato — mentre chi arriva a 18,4 viene registrato con 18. In graduatoria nazionale si va poi con la somma dei voti dei tre esami: una frazione di punto pesa quindi due volte, prima sull’ammissione e poi sulla posizione.
La fonte · linee guida ministeriali per gli esami del semestre aperto
«Il punteggio della prova è attribuito come segue: 1 punto per ogni risposta esatta, 0 punti per ogni risposta omessa, meno 0,1 (- 0,1) punti per ogni risposta errata.»
«I punteggi conseguiti in ciascuna prova si arrotondano all'unità più prossima solo qualora lo/la studente abbia superato l'esame conseguendo un punteggio uguale o superiore a diciotto su trenta (18/30). Sotto il 18, il voto non viene arrotondato e nessun punteggio è valido per la promozione all'esame.»
3. I numeri della prima edizione
La prima applicazione ha prodotto una selezione severa: alle prove del novembre e dicembre 2025 si sono presentati oltre cinquantamila iscritti e meno di uno su due ha superato tutti e tre gli esami. Gli idonei sono stati circa 22.500, a fronte di 17.278 posti disponibili: circa cinquemila studenti hanno superato ogni esame e sono rimasti comunque fuori dalla graduatoria utile.
È un dato che conviene tenere presente prima di decidere se ricorrere, perché spiega la natura del contenzioso: la maggior parte di chi resta fuori non ha subito un errore, ha semplicemente ottenuto un punteggio inferiore a quello di altri. Il ricorso ha senso per la minoranza che può indicare uno sbaglio preciso nei propri atti, non per chi contesta l’esito in quanto tale.
4. Che cosa non si può più contestare
La riforma in sé non è più un terreno utile. Un ricorso proposto da oltre novanta docenti universitari contro il decreto attuativo — sostenendo che discipline comuni, programmi nazionali e prove centralizzate violassero l’autonomia degli atenei e la libertà di insegnamento — è stato respinto dal TAR del Lazio con la sentenza n. 10959 del 15 giugno 2026, che ha anche escluso di rimettere la questione alla Corte costituzionale.
«La riforma non realizza una sostituzione dell’autonomia universitaria con un modello centralizzato di formazione, ma individua un limitato segmento formativo comune — il semestre filtro, pari a 18 CFU su 360 — funzionale alla selezione nazionale e presidiato da garanzie di uniformità» (TAR Lazio, sez. III, 15 giugno 2026, n. 10959).
Chi propone oggi un ricorso costruito sull’illegittimità del sistema si muove contro un precedente sfavorevole e recentissimo.
5. Il motivo che sta funzionando: il mancato scorrimento
Alla fine della prima edizione circa duecento posti sono rimasti vuoti, e non perché mancassero i candidati. Chi si era visto assegnare una sede e non si era immatricolato nel brevissimo termine previsto era uscito definitivamente dalla procedura, e il posto che lasciava libero non veniva offerto a chi lo seguiva in graduatoria. Così quei posti restavano vacanti mentre studenti con punteggi sufficienti restavano fuori.
Il Consiglio di Stato ha giudicato non corretto questo meccanismo.
«L’attuale disciplina del c.d. “semestre filtro” non sembra prevedere, fermo l’approfondimento del merito, un meccanismo rispettoso del principio meritocratico, in quanto non consente di riassegnare, secondo l’ordine di graduatoria, i posti lasciati liberi dagli studenti che hanno rinunciato ad immatricolarsi» (Consiglio di Stato, sez. VII, ordinanza n. 3347 del 4 agosto 2026).
Per questo, riformando il rigetto del TAR, ha ordinato al Ministero di procedere agli scorrimenti sui posti rimasti vacanti e di assegnarne uno alla studentessa che aveva fatto ricorso, se il punteggio ottenuto glielo consente, secondo l’ordine delle sedi che aveva indicato. Non è una decisione isolata: la stessa sezione aveva già deciso così con l’ordinanza n. 2636 del 3 luglio 2026.
6. I motivi di ricorso che hanno senso
Accanto al mancato scorrimento restano i vizi che riguardano la singola posizione, perché il semestre filtro non è un quiz una tantum ma una sequenza di esami universitari, con verbalizzazione, punteggi e crediti: ogni passaggio è un atto che può essere sbagliato.
Dove si annidano gli errori
Correzione della prova — quesiti errati o ambigui, risposte esatte conteggiate come sbagliate, moduli letti male dal sistema ottico.
Calcolo del punteggio — penalizzazioni applicate a risposte in realtà omesse, arrotondamento non applicato a chi aveva superato la soglia, voto riportato in graduatoria in modo difforme dal verbale.
Formazione della graduatoria — collocazione incoerente con il punteggio, sede assegnata in contrasto con l'ordine di preferenza espresso all'iscrizione.
Svolgimento della prova — tempo inferiore ai quarantacinque minuti, irregolarità nella consegna o nella custodia dei plichi, contestazioni messe a verbale in aula e rimaste senza seguito.
Misure per DSA e disabilità — ausili o tempi aggiuntivi richiesti nei termini e non concessi, o concessi in misura inferiore.
Il filo comune è che l’errore dev’essere documentabile: un punteggio che non torna rispetto al modulo risposte, una richiesta di misure compensative protocollata e rimasta senza risposta, una contestazione verbalizzata il giorno della prova. Un ricorso fondato sulla sola convinzione di meritare di più non regge.
7. Le regole che generano più contenzioso
La prima è la rinuncia al voto del primo appello. Chi ha superato l’esame a novembre e vuole riprovare a dicembre per alzare il punteggio deve rinunciare entro quarantotto ore dalla pubblicazione dell’esito: passato quel termine la votazione è confermata e verbalizzata, e la rinuncia una volta esercitata non è più modificabile. Chi rinuncia e al secondo appello va peggio non recupera il voto precedente.
La seconda è l’obbligo di frequenza, fissato al 51% delle lezioni e assolvibile anche a distanza. Il Ministero ha consentito agli atenei di derogare a quella soglia per ragioni motivate, ma la deroga va chiesta in tempo e documentata: il TAR del Lazio ha respinto il ricorso di una studentessa che, impossibilitata a frequentare per gravi ragioni di salute, aveva rappresentato la propria situazione soltanto in prossimità degli esami e in termini «non del tutto circostanziati» (sez. III, 12 febbraio 2026, n. 2736). La stessa pronuncia ricorda che agli studenti con disabilità è riconosciuto un criterio preferenziale in caso di parità di punteggio.
La terza riguarda DSA e disabilità: ausili, strumenti compensativi e tempi aggiuntivi vanno chiesti alla propria università non meno di quindici giorni prima della prova. Il rispetto di quel termine cambia tutto sul piano processuale: chi ha presentato la richiesta nei tempi e non ha ottenuto la misura ha un vizio pienamente deducibile; chi non l’ha presentata affatto difficilmente potrà dolersene dopo.
8. L’accesso agli atti è la prima mossa, e va fatto bene
Prima del ricorso vanno acquisiti i documenti su cui si fonda: il modulo risposte e il verbale di ciascun esame, il dettaglio del punteggio, la documentazione delle misure compensative richieste, gli eventuali verbali d’aula. Nella stessa istanza vanno però chiesti anche i nominativi dei controinteressati, cioè dei candidati collocati in posizione utile: senza quelli il ricorso non si può notificare, e si ricade nel primo dei tre errori appena visti.
Che questa strada funzioni lo dimostra una pronuncia dello stesso TAR: di fronte al diniego opposto dal Ministero e dal consorzio che gestisce le procedure, il giudice ha ordinato di consentire l’accesso ai verbali delle operazioni di associazione dei punteggi alle schede anagrafiche dei candidati entro trenta giorni — o in alternativa di dichiararne formalmente l’inesistenza — condannando le amministrazioni alle spese (TAR Lazio, sez. III, n. 11794 del 26 giugno 2026). Sono esattamente i documenti che servono per dimostrare un errore nell’attribuzione del punteggio.
Il termine per il ricorso resta di sessanta giorni dalla pubblicazione della graduatoria nazionale o dalla comunicazione dell’atto lesivo, ed è perentorio: la richiesta di accesso agli atti non lo sospende. Per questo va presentata subito, non dopo aver deciso di ricorrere.
9. Come ti assiste lo Studio
Lo Studio Legale Calzoni si occupa di contenzioso su procedure selettive pubbliche, e il semestre filtro ne è diventato la versione più discussa: una selezione nazionale costruita su esami universitari, in cui ogni punteggio è un atto amministrativo e ogni atto può contenere un errore. Leggiamo la posizione dello studente prima di tutto il resto — moduli risposte, verbali, calcolo del punteggio, collocazione in graduatoria, richieste di misure compensative — e diciamo con franchezza se esiste un vizio documentabile o se si tratta soltanto di un esito sfavorevole.
Quando il vizio c’è, curiamo il ricorso al TAR nei sessanta giorni e seguiamo il giudizio fino alla rettifica della posizione, spiegando fin dall’inizio che cosa è ragionevole attendersi, quanto dura e quali sono le probabilità reali in sede cautelare. Preferiamo dire a uno studente che il suo ricorso non ha margini piuttosto che incassare un’adesione: è il motivo per cui non promuoviamo campagne di adesione collettiva. Tutti i servizi sono nella pagina ricorsi su concorsi pubblici.
Domande frequenti
Come si fa ricorso contro il semestre filtro di medicina? Con ricorso al TAR del Lazio entro sessanta giorni dalla pubblicazione della graduatoria nazionale. Prima va acquisita con l’accesso agli atti la documentazione della propria posizione: moduli risposte, verbali d’esame, dettaglio del punteggio, richieste di misure compensative.
Quali sono i motivi per fare ricorso sul semestre filtro? Gli errori sulla posizione individuale: correzione della prova, calcolo del punteggio e arrotondamento, anomalie nella graduatoria o nell’assegnazione della sede, irregolarità nello svolgimento dell’esame, misure per DSA e disabilità non applicate.
Come funziona il punteggio degli esami? Ogni prova ha trentuno domande in quarantacinque minuti: più un punto per la risposta esatta, zero per quella omessa, meno 0,1 per quella errata. Servono almeno 18/30 in ciascun esame, e il punteggio di graduatoria è 300 più la somma dei tre voti.
Il voto sotto il 18 viene arrotondato? No. L’arrotondamento all’unità più prossima si applica solo a chi ha già raggiunto il 18: sotto quella soglia il voto resta com’è e l’esame non è superato. È uno dei punti su cui si concentra il contenzioso.
Che cosa c’entra lo scorrimento della graduatoria? È oggi la censura più promettente. Il Consiglio di Stato ha ritenuto che il sistema non rispetti il principio meritocratico, perché non riassegna i posti lasciati liberi da chi rinuncia: ha ordinato al Ministero di procedere agli scorrimenti e di verificare la posizione della ricorrente (sez. VII, ordinanza n. 3347 del 4 agosto 2026).
Si può ancora contestare la riforma in sé? È molto difficile. Il TAR del Lazio, con la sentenza n. 10959 del 15 giugno 2026, ha respinto il ricorso dei docenti universitari contro il decreto attuativo e ha escluso di rimettere la questione alla Corte costituzionale.
Il ricorso permette di continuare a studiare nel frattempo? Di regola no. Le domande cautelari presentate dagli studenti sono state in larga parte respinte e le cause proseguono nel merito: è l’aspettativa realistica da mettere in conto.
Qual è la scadenza per il ricorso al semestre filtro? Sessanta giorni dalla pubblicazione della graduatoria o dalla comunicazione dell’atto lesivo. Il termine è perentorio e non è sospeso dalla richiesta di accesso agli atti.
Quanto costa un ricorso sul semestre filtro? Oltre agli onorari incidono il contributo unificato e, se l’errore va dimostrato sul piano tecnico, le spese istruttorie. Le adesioni ai ricorsi collettivi costano meno ma contestano il sistema, non l’errore sul singolo studente.
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