Domande errate o ambigue nel concorso pubblico: quando si può fare ricorso

Domande errate o ambigue nel concorso pubblico: quando si può fare ricorso

Un quesito ambiguo, con la risposta indicata sbagliata o con più soluzioni corrette può costare l'ammissione. Quando la prova è viziata, cosa deve fare l'amministrazione, come si chiedono gli atti e quando conviene il ricorso al TAR.

In breve — Una domanda errata o ambigua in un concorso pubblico rende la prova contestabile quando l’errore è oggettivo: il quesito ammette più risposte corrette, la soluzione indicata come esatta è sbagliata o la formulazione si presta a più letture ragionevoli. L’amministrazione deve allora annullare il quesito o attribuirne il punteggio a tutti. Se non lo fa, il candidato può chiedere l’intervento in autotutela, l’accesso agli atti e, entro sessanta giorni, impugnare l’esito davanti al TAR.

1. Quando un quiz a risposta multipla è legittimo

Un quiz a risposta multipla è legittimo quando, per ciascun quesito, esiste una sola risposta incontrovertibilmente corretta, riconoscibile da tutti i candidati a partire dalla formulazione della domanda e dal dato normativo o scientifico di riferimento. Resta invece fuori discussione la difficoltà del quesito, perché il candidato non può contestare di non sapere la risposta; può contestare che la risposta, per come la domanda è scritta, non sia una sola.

Il quesito somministrato in un concorso pubblico deve inoltre restare dentro le materie indicate dal bando: la commissione ha un margine ampio nella scelta e nella formulazione delle domande, ma lo esercita dentro il programma che l’amministrazione ha fissato, perché su quello i candidati si sono preparati. È un limite che il giudice amministrativo può verificare, dato che non riguarda il merito tecnico della valutazione ma il rispetto delle regole che l’amministrazione si è data, e si dimostra confrontando il testo del quesito con il bando.

Il caso · quesiti fuori materia

In un concorso per 300 posti di vigile del fuoco, a un candidato erano state somministrate due domande che con le materie del bando non c'entravano nulla: il nome dell'arcivescovo zambiano scomunicato nel 2001 e il successore di David Cameron dopo il referendum sulla Brexit. Il TAR Lazio, sezione I quater, con la sentenza n. 13846 del 18 settembre 2023, ha accertato che quelle domande non rientravano in nessuna delle materie indicate dal bando e ha annullato l'esclusione: senza la penalizzazione per quei quesiti il candidato arrivava a 25,69 punti, esattamente il punteggio dell'ultimo ammesso.

2. Quando le domande di un quiz sono illegittime

Le domande del quiz di un concorso pubblico sono illegittime quando non ammettono una sola risposta esatta, e il vizio si presenta in tre forme: la domanda errata, la domanda ambigua e la domanda con più risposte corrette. La differenza non è teorica, perché ciascuna si dimostra in modo diverso.

2.1 La domanda è errata quando…

La domanda è errata quando la risposta indicata come esatta dalla commissione contrasta con il dato normativo o scientifico di riferimento: la norma richiamata dice altro, è stata abrogata o modificata prima della prova, oppure la nozione indicata è smentita dai testi di riferimento. È l’ipotesi più semplice da provare, perché il confronto si fa su una fonte, non su un’opinione: da una parte la risposta ritenuta corretta, dall’altra la norma o il manuale.

2.2 La domanda è ambigua quando…

La domanda è ambigua quando la formulazione si presta a più letture ragionevoli e il candidato non è messo in condizione di capire con certezza cosa gli viene chiesto: un termine usato in modo impreciso, una doppia negazione, un riferimento temporale che manca. È l’ipotesi più difficile, perché il giudice non annulla il quesito solo perché era poco chiaro o difficile: deve trattarsi di un’equivocità tale da rendere inattendibile il risultato, e va dimostrata sul testo, non sulla percezione di chi rispondeva.

2.3 La domanda ha più risposte corrette quando…

La domanda ha più risposte corrette quando due o più alternative sono scientificamente o giuridicamente sostenibili, così che la scelta della commissione diventa arbitraria. Qui non si contesta che la risposta segnata sia sbagliata, ma che non sia l’unica giusta: al candidato basta dimostrare che anche la propria era difendibile alla luce delle fonti.

Il caso · più risposte corrette

In un concorso per 155 infermieri di un'azienda ospedaliera napoletana un candidato aveva contestato tre quesiti della prova scritta, sulle piaghe da decubito, sulle malattie trasmissibili per via aerea e sulla porpora. Il TAR Campania, sezione V, con la sentenza n. 6268 del 15 novembre 2023, ha riconosciuto che le alternative proposte erano tutte sostenibili — sulle malattie trasmissibili per via aerea lo erano tutte e tre — e ha ricalcolato il punteggio: da 20 a 22,4, sopra la soglia minima di 21, con ammissione alla fase successiva.

In tutte e tre le ipotesi vale però un limite: l’errore deve essere oggettivo e riconoscibile, non una diversa opinione del candidato. Il giudice amministrativo non rifà la correzione al posto della commissione, ma verifica che il quesito non fosse, in sé, insanabilmente viziato.

3. L’istanza di autotutela

Prima di impugnare si può chiedere all’amministrazione di intervenire in autotutela, annullando il quesito o attribuendone il punteggio a tutti i candidati: sono le due sole strade che ha davanti a un quesito viziato, perché non può confermare l’esito come se nulla fosse né ragionare su chi avrebbe comunque risposto bene, come ha precisato il Consiglio di Stato, sezione VI, con la sentenza n. 4358 del 18 settembre 2017.

L’istanza va presentata appena pubblicati gli esiti, indicando numero e testo del quesito, la risposta ritenuta esatta dalla commissione e la ragione per cui è errata, con la fonte che lo dimostra. È la strada più rapida quando l’errore è evidente e riguarda molti candidati, perché l’amministrazione può correggere da sé senza attendere un giudizio. Va però messo in conto che l’istanza viene accolta di rado, perché rimettere in discussione una prova significa ricalcolare i punteggi di tutti, e che non sospende i termini per il ricorso: i sessanta giorni corrono mentre si aspetta la risposta, e chi conta su un ripensamento dell’ufficio rischia di arrivare in ritardo davanti al TAR.

4. Quando si può fare ricorso al TAR, e in quanto tempo

Ci sono gli estremi per il ricorso al TAR quando l’errore ha inciso sull’esclusione: se il quesito viziato fosse stato annullato, o se il suo punteggio fosse stato attribuito a tutti, il candidato avrebbe superato la prova o si sarebbe collocato più in alto in graduatoria. È la verifica che si fa prima di ogni altra cosa, con un conto sui punti: quando il risultato non sarebbe cambiato manca l’interesse a ricorrere, e il giudice si ferma lì senza esaminare il merito.

Il ricorso va proposto entro sessanta giorni, che decorrono dalla comunicazione dell’esito della prova o dalla pubblicazione della graduatoria, a seconda dell’atto che pregiudica il candidato. È un termine perentorio, e né l’istanza in autotutela né l’accesso agli atti lo sospendono: si fanno dentro quei sessanta giorni, non al posto del ricorso.

Il ricorso dev’essere preceduto dall’istanza di accesso agli atti, nella quale conviene chiedere i verbali della commissione, i testi dei quesiti con le risposte ritenute esatte e anche le generalità di almeno un controinteressato, cioè di un candidato che dall’accoglimento sarebbe pregiudicato: senza quel dato il ricorso non si può notificare. Su come si svolge il giudizio rimandiamo alla guida sul ricorso al TAR contro un concorso pubblico; per le spese, quanto costa un ricorso al TAR.

5. Come ti assiste lo Studio

Lo Studio Legale Calzoni si occupa di concorsi pubblici e di contestazioni sulle prove in tutta Italia. Verifichiamo il testo dei quesiti contestati insieme al bando, ai criteri di valutazione e ai verbali della commissione, che chiediamo con l’accesso agli atti quando non sono pubblicati, e calcoliamo se la neutralizzazione del quesito avrebbe davvero cambiato la posizione del candidato.

Se il margine c’è prepariamo l’istanza in autotutela e, quando serve, il ricorso al TAR con la domanda cautelare; se non c’è lo diciamo prima di assumere l’incarico. Tutti i servizi sono nella pagina ricorsi su concorsi pubblici.

Domande frequenti

Si può contestare una domanda sbagliata di un concorso? Sì, quando l’errore è oggettivo: quesito ambiguo, risposta indicata come esatta in realtà errata, più risposte corrette. Non basta ritenere la domanda difficile o discutibile.

Cosa deve fare l’amministrazione se un quesito è errato? Annullare il quesito, rendendolo irrilevante per tutti, oppure attribuirne il punteggio a tutti i candidati. Non può confermare l’esito né valutare chi avrebbe comunque risposto correttamente.

Come si contesta un quesito errato prima del ricorso? Con un’istanza in autotutela all’amministrazione, che indichi numero e testo del quesito e la ragione dell’errore, e con l’accesso agli atti per ottenere verbali, testi dei quesiti e criteri di valutazione.

L’accesso agli atti sospende i termini per il ricorso? No. I sessanta giorni continuano a decorrere: l’accesso serve a documentare il vizio, non a guadagnare tempo.

Quanto tempo ho per impugnare? Sessanta giorni dalla comunicazione dell’esito della prova o dalla pubblicazione della graduatoria, a seconda dell’atto che ti pregiudica. È un termine perentorio.

Conviene ricorrere se il quesito errato è uno solo? Dipende dal punteggio. Se l’annullamento o la riattribuzione di quel quesito ti avrebbe portato sopra la soglia di ammissione o più in alto in graduatoria, sì; se il risultato non sarebbe cambiato, il ricorso è destinato a essere dichiarato inammissibile per carenza di interesse.

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