Ricorso al TAR contro un concorso pubblico: quando conviene e come si fa

Quali atti di un concorso pubblico si impugnano, i motivi di ricorso più frequenti, da quando decorrono i sessanta giorni, chi va citato oltre all'amministrazione, la sospensiva con ammissione con riserva e quanto costa.
In breve — Il ricorso al TAR contro un concorso pubblico si propone entro sessanta giorni dall’atto che pregiudica il candidato: l’esclusione, l’esito di una prova, la graduatoria, il bando. La giurisdizione è del giudice amministrativo, non del giudice del lavoro (art. 63 del d.lgs. 165/2001). Il ricorso va notificato anche ai controinteressati, cioè ai candidati che dall’annullamento sarebbero danneggiati. Con la sospensiva si ottiene spesso l’ammissione con riserva alle prove successive, in attesa della sentenza.
1. Quando si può fare ricorso contro un concorso pubblico
Si può fare ricorso contro un concorso pubblico quando la commissione esaminatrice, o l’amministrazione che lo ha indetto, commette un’illegittimità o un errore che pregiudica la possibilità del candidato di vincere il concorso o di collocarsi fra gli idonei.
La competenza a giudicare questi ricorsi spetta al TAR, e non al giudice del lavoro, anche quando il concorso riguarda un rapporto di lavoro privatizzato come quello dei dipendenti comunali: è la legge a riservare le procedure concorsuali alla giurisdizione amministrativa.
La norma · art. 63, comma 4, del d.lgs. 165/2001
«Restano devolute alla giurisdizione del giudice amministrativo le controversie in materia di procedure concorsuali per l'assunzione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, nonché, in sede di giurisdizione esclusiva, le controversie relative ai rapporti di lavoro di cui all'articolo 3, ivi comprese quelle attinenti ai diritti patrimoniali connessi.»
La distinzione conta in concreto, perché sbagliare giudice significa perdere tempo prezioso: chi è già dipendente e partecipa a una progressione verticale, o chi contesta l’assunzione di un altro candidato, deve comunque passare dal TAR fino a quando la controversia riguarda la procedura di selezione.
2. Quali atti del concorso si impugnano
Gli atti del concorso pubblico che si possono impugnare sono quelli che recano un pregiudizio diretto al candidato, perché gli precludono la possibilità di partecipare alla procedura oppure perché lo escludono o non lo ammettono.
Si può impugnare direttamente il bando di concorso quando contiene clausole immediatamente lesive, che escludono il candidato prima ancora delle prove: un requisito di partecipazione non previsto dalla legge o sproporzionato rispetto al posto, un titolo di studio richiesto in modo irragionevolmente restrittivo.
Si può impugnare la non ammissione quando si ritiene erroneo il giudizio espresso dalla commissione nella valutazione delle prove scritte, orali o attitudinali. Ma si può impugnare anche la graduatoria quando il punteggio è stato calcolato male, un titolo documentato non è stato valutato, le preferenze e le precedenze sono state applicate in modo scorretto o la collocazione a parità di punteggio è errata.
3. I motivi di ricorso più frequenti
I motivi di ricorso più frequenti sono cinque, e spesso convivono nello stesso ricorso.
I cinque motivi ricorrenti
Errori nelle prove — quesiti ambigui o con più risposte corrette, tracce estratte irregolarmente, elaborati non anonimi, criteri di correzione applicati a candidati diversi in modo diverso.
Valutazione dei titoli — titoli documentati e non conteggiati, punteggi attribuiti in contrasto con il bando, esperienze ritenute non pertinenti senza spiegarne la ragione.
Vizi della commissione — commissari incompatibili o in conflitto di interessi con un candidato, nomina irregolare, criteri di valutazione fissati dopo aver conosciuto gli elaborati.
Difetto di motivazione — l'esclusione o il giudizio negativo sull'orale espressi con formule generiche, che non permettono di capire perché.
Vizi del procedimento — mancata comunicazione dell'avvio del procedimento di esclusione, omessa pubblicazione di atti che il bando imponeva di pubblicare.
Il motivo più frequente nei concorsi di massa resta quello sulle prove a quiz, dove un solo quesito errato sposta decine di posizioni: ne abbiamo scritto in concorso pubblico e domande errate. Il giudice amministrativo non rifà la correzione al posto della commissione, ma verifica che il giudizio non sia illogico, contraddittorio o fondato su un errore di fatto: è su questo terreno che il ricorso si vince.
4. Entro quanto deve essere presentato il ricorso
Il ricorso contro un concorso pubblico deve essere presentato obbligatoriamente entro sessanta giorni (art. 41, comma 2, del codice del processo amministrativo). È un termine perentorio: una volta scaduto il ricorso è inammissibile e l’atto diventa definitivo, anche quando l’illegittimità è evidente.
Il problema, nei concorsi, non è la durata del termine ma il giorno da cui si conta, perché i sessanta giorni decorrono dal primo fra pubblicazione, comunicazione e piena conoscenza dell’atto. Per gli atti pubblicati — il bando, la graduatoria, gli atti di approvazione — si parte dalla pubblicazione all’albo o sul sito dell’amministrazione; per gli atti individuali — l’esclusione, l’esito della prova, il punteggio dei titoli — dalla comunicazione al candidato, di norma via PEC o nell’area riservata del portale del reclutamento.
Quando non c’è né pubblicazione né comunicazione, il termine parte dalla piena conoscenza dell’atto e della sua portata lesiva. È il punto su cui si concentrano più eccezioni di inammissibilità, perché l’amministrazione tende ad anticipare il momento in cui il candidato avrebbe saputo. Sul calcolo dei giorni, sui festivi e sulla sospensione feriale rimandiamo alla guida generale: ricorso al TAR.
5. Chi va citato: amministrazione e controinteressati
Il ricorso va notificato all’amministrazione che ha bandito il concorso e ad almeno un controinteressato, cioè un candidato che dall’accoglimento del ricorso riceverebbe un danno diretto: il vincitore, o chi occupa la posizione in graduatoria che il ricorrente vuole ottenere. È un adempimento che nei concorsi crea più problemi che altrove, perché il controinteressato va individuato negli atti e non sempre è evidente. Per questo, quando si presenta l’istanza di accesso agli atti, è fondamentale chiedere anche le generalità e l’indirizzo dei candidati collocati in posizione utile: senza quei dati la notifica non si può fare, e il termine intanto corre.
Sbagliare qui costa caro: la notifica a nessun controinteressato rende il ricorso inammissibile, mentre notificarlo a una persona che controinteressata non è non produce alcun effetto utile. Quando i candidati collocati sopra al ricorrente sono molti, il criterio è notificare a chi trarrebbe un vantaggio dalla conferma dell’atto impugnato, e chiedere al giudice l’autorizzazione alla notifica per pubblici proclami quando i destinatari sono troppi. Per la forma dell’atto, la notifica via PEC e il deposito telematico valgono le regole comuni a ogni ricorso, descritte in ricorso al TAR.
6. La sospensiva e l’ammissione con riserva
La sospensiva serve a non restare fuori dalla procedura mentre il giudizio va avanti: se le prove proseguono senza il candidato escluso, la sentenza favorevole che arriva dopo mesi rischia di non servire più a nulla. Si chiede insieme al ricorso e il TAR la decide in camera di consiglio, di solito nel giro di poche settimane.
Per ottenerla servono due condizioni: che il ricorso appaia fondato già a una prima lettura e che l’attesa della sentenza produca un danno grave e difficile da riparare, come la perdita della possibilità di sostenere le prove successive.
L’esito tipico non è la sospensione dell’intero concorso, che danneggerebbe gli altri candidati, ma l’ammissione con riserva: il ricorrente prosegue, sostiene le prove e il suo risultato resta sospeso fino alla decisione di merito. È la soluzione che il giudice concede più volentieri, proprio perché non pregiudica nessuno.
7. Cosa succede se il ricorso viene accolto
Se il ricorso viene accolto, l’atto impugnato è annullato e l’amministrazione deve rifare la parte di procedura viziata. Le conseguenze cambiano a seconda dell’atto: l’annullamento dell’esclusione comporta la riammissione alle prove; l’annullamento di un quesito errato comporta il ricalcolo dei punteggi di tutti i candidati; l’annullamento della graduatoria comporta la sua rinnovazione, totale o parziale.
Il posto, invece, non si ottiene con la sentenza: il giudice amministrativo non sostituisce la commissione e non nomina il vincitore. Quando l’illegittimità ha fatto perdere al candidato un’occasione concreta, resta la domanda di risarcimento del danno, che va provata nel suo ammontare e nella probabilità di vittoria che si sarebbe avuta senza il vizio. E se l’amministrazione non dà seguito alla sentenza, si torna davanti allo stesso giudice con il giudizio di ottemperanza, che può arrivare alla nomina di un commissario che agisce al posto dell’ente.
8. Quanto costa un ricorso contro un concorso
Un ricorso contro un concorso costa 325 euro di contributo unificato, perché i concorsi rientrano nella materia del pubblico impiego, e il contributo non è dovuto quando il reddito imponibile del ricorrente è inferiore al triplo della soglia del patrocinio a spese dello Stato, oggi 40.978,92 euro. È un dato che molti candidati ignorano, e che rende il ricorso accessibile anche a chi il lavoro lo sta ancora cercando.
All’importo si aggiungono l’onorario dell’avvocato, calcolato sui parametri forensi, e le spese di notifica. In caso di vittoria il giudice condanna di norma l’amministrazione a rimborsare le spese, ma la condanna può essere ridotta o compensata. Il quadro completo, con gli importi per ogni tipo di giudizio, è in quanto costa un ricorso al TAR.
Prima verifica: i termini
Se sei stato escluso o hai dubbi sulla graduatoria, la prima cosa da controllare è da quando decorrono i sessanta giorni. Mandaci il bando e l'atto che hai ricevuto: ti diciamo se ci sono margini.
9. Come ti assiste lo Studio
Lo Studio Legale Calzoni si occupa di ricorsi sui concorsi pubblici davanti ai TAR di tutta Italia. Verifichiamo i termini e gli atti — il bando, il provvedimento ricevuto, i verbali della commissione e la graduatoria, che chiediamo con l’accesso agli atti quando non sono pubblicati — e valutiamo se esiste un motivo di ricorso concreto. Se non c’è lo diciamo prima di assumere l’incarico: un ricorso senza margini costa tempo e denaro senza cambiare l’esito del concorso.
Curiamo poi il giudizio in ogni suo passaggio: il ricorso con la domanda cautelare, l’individuazione dei controinteressati da citare, la difesa di chi il ricorso se lo è visto notificare e, dopo la sentenza, la sua esecuzione, fino al giudizio di ottemperanza quando l’amministrazione non vi dà seguito. Tutti i servizi sono nella pagina ricorsi su concorsi pubblici.
Domande frequenti
Quando si può fare ricorso per un concorso pubblico? Quando un atto della procedura pregiudica la tua posizione — esclusione, esito di una prova, valutazione dei titoli, graduatoria, clausola del bando che impedisce di partecipare — e dall’annullamento otterresti un vantaggio concreto, come la riammissione o un punteggio diverso.
Come si fa ricorso per un concorso pubblico? Il ricorso si propone tramite un avvocato, si notifica all’amministrazione e ad almeno un controinteressato e si deposita telematicamente al TAR entro trenta giorni dall’ultima notifica. Insieme al ricorso si può chiedere la sospensiva.
Dove si fa ricorso contro un concorso? Al TAR della regione in cui ha sede l’amministrazione che ha bandito il concorso. Per i concorsi delle amministrazioni statali con rilievo nazionale la competenza è del TAR Lazio – Roma.
Quanto tempo ho per fare ricorso? Sessanta giorni, che decorrono dalla pubblicazione per gli atti pubblicati come bando e graduatoria, e dalla comunicazione per gli atti individuali come l’esclusione. È un termine perentorio.
Quanto costa fare ricorso per un concorso pubblico? Il contributo unificato è di 325 euro e non è dovuto con un reddito imponibile inferiore a 40.978,92 euro. Si aggiungono l’onorario dell’avvocato e le spese di notifica: il dettaglio è in quanto costa un ricorso al TAR.
Quanto dura un ricorso al TAR per un concorso? La decisione sulla sospensiva arriva in poche settimane, la sentenza di merito in genere entro uno o due anni. I tempi del giudizio sono spiegati in ricorso al TAR.
Cosa succede se il TAR accoglie il ricorso? L’atto viene annullato e l’amministrazione rifà la parte di procedura viziata: riammissione alle prove, ricalcolo dei punteggi, rinnovazione della graduatoria. Il posto non viene assegnato dal giudice; se il danno è provato, si può ottenere il risarcimento.
Posso impugnare la graduatoria di un concorso pubblico? Sì, entro sessanta giorni dalla pubblicazione. I motivi più frequenti sono errori di calcolo, titoli non valutati, preferenze e precedenze applicate male, collocazione errata a parità di punteggio.
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