Il lodevole servizio nei concorsi pubblici: cos'è e come si dimostra

Il lodevole servizio nei concorsi pubblici: cos'è e come si dimostra

Il lodevole servizio fa precedere in graduatoria a parità di punteggio, ma dal 2023 solo se prestato nell'amministrazione che ha indetto il concorso. Che cosa lo rende lodevole, come si chiede l'attestato, cosa fare se l'ente non lo rilascia o non applica la preferenza.

In breve — Il lodevole servizio è un titolo di preferenza che, a parità di punteggio, fa precedere in graduatoria chi ha lavorato per almeno un anno nell’amministrazione che ha indetto il concorso, senza rilievi disciplinari o valutazioni negative. Dopo la riforma del 2023 il servizio prestato presso altre amministrazioni non conta più, e il titolo non si cumula con altre preferenze fondate sullo stesso servizio. Va dichiarato nella domanda e documentato entro il termine perentorio fissato dall’amministrazione dopo la prova orale.

1. Che cos’è il lodevole servizio

Il lodevole servizio è il servizio prestato in modo positivo, per almeno un anno e a qualunque titolo, presso l’amministrazione che ha bandito il concorso: chi lo possiede entra nell’elenco dei titoli di preferenza dell’art. 5 del regolamento sull’accesso agli impieghi pubblici, e a parità di punteggio precede gli altri candidati. Non è un punteggio aggiuntivo e non migliora il risultato delle prove: opera soltanto quando due candidati arrivano appaiati.

Nell’ordine delle preferenze occupa la lettera d), dopo le medaglie al valor militare, gli invalidi per servizio e gli orfani dei caduti, e prima del maggior numero di figli a carico. La posizione conta: le preferenze si applicano nell’ordine in cui la norma le elenca, non secondo l’importanza che il candidato attribuisce alla propria condizione.

La norma · art. 5, comma 4, lett. d), del d.P.R. 487/1994

«Coloro che abbiano prestato lodevole servizio a qualunque titolo, per non meno di un anno, nell'amministrazione che ha indetto il concorso, laddove non fruiscano di altro titolo di preferenza in ragione del servizio prestato.»

2. Quando il lodevole servizio fa precedere in graduatoria

La preferenza opera soltanto a parità di punteggio complessivo, quando la commissione ha già formato la graduatoria di merito: è la regola sulla formazione della graduatoria a prevedere che, a parità di punti, si osservino le preferenze dell’art. 5. Se il candidato che vanta il lodevole servizio ha mezzo punto in meno, il titolo non gli serve a nulla.

Questa è la ragione per cui il lodevole servizio pesa soprattutto nei concorsi con molti candidati e punteggi compressi — le selezioni degli enti locali, i concorsi per categorie con prove a quiz — dove le parità sono frequenti e una lettera dell’elenco decide l’assunzione. Su come si scioglie la parità e su quali altri titoli entrano in gioco abbiamo scritto nell’articolo dedicato alla parità di punteggio nel concorso pubblico.

3. Che cosa rende «lodevole» il servizio

La norma non definisce il lodevole servizio: richiede che il servizio sia stato prestato «a qualunque titolo» per non meno di un anno, e lascia all’amministrazione il compito di attestare che sia stato svolto in modo positivo. In pratica il servizio è lodevole quando non risultano sanzioni disciplinari, valutazioni negative o note di demerito nel periodo considerato, ed è questo il contenuto tipico dell’attestazione che gli enti rilasciano.

L’espressione «a qualunque titolo» ha portata ampia — copre almeno il rapporto a tempo determinato e quello a tempo indeterminato — ma i suoi confini sono discussi, e non esiste una definizione normativa che chiarisca se vi rientrino le collaborazioni, i tirocini o il lavoro somministrato. È un punto su cui conviene non dare per scontato l’esito: la valutazione dipende da come l’amministrazione ha inquadrato il rapporto e da come è formulata l’attestazione.

4. Quale amministrazione conta, dopo la riforma del 2023

Conta solo l’amministrazione che ha indetto il concorso. Chi ha prestato servizio, anche per anni e anche in modo impeccabile, presso un altro ente non può farlo valere come preferenza: è la differenza più importante rispetto al passato, e sfugge a molti candidati perché in rete circola ancora il testo previgente.

Fino alla riforma del 2023 il regolamento prevedeva infatti una seconda preferenza, residuale, che premiava chi avesse prestato lodevole servizio nelle amministrazioni pubbliche in generale, e chiudeva l’ordine con la maggiore età. Quella disposizione oggi non esiste più: il lodevole servizio rileva solo nella versione ristretta della lettera d), e l’elenco delle preferenze si chiude con la minore età anagrafica.

La norma · art. 5, comma 5, del d.P.R. 487/1994, nel testo in vigore fino al 2023 (abrogato)

«A parità di merito e di titoli la preferenza è determinata: a) dal numero dei figli a carico, indipendentemente dal fatto che il candidato sia coniugato o meno; b) dall'aver prestato lodevole servizio nelle amministrazioni pubbliche; c) dalla maggiore età.»

Per l’amministrazione la conseguenza è speculare: un bando che riproduca il vecchio elenco, o un avviso che continui a premiare il servizio prestato altrove, espone la graduatoria all’annullamento.

5. Il divieto di cumulo con altri titoli legati al servizio

La lettera d) si applica solo a chi «non fruisca di altro titolo di preferenza in ragione del servizio prestato»: se lo stesso periodo di lavoro fa già scattare un’altra preferenza dell’elenco, il lodevole servizio non si somma. È una clausola anti-duplicazione, introdotta per evitare che un unico fatto — aver lavorato per quell’ente — venga contato due volte a vantaggio dello stesso candidato.

Il caso tipico è quello del militare volontario congedato senza demerito, che la lettera g) preferisce proprio in ragione del servizio prestato. Chi si trova in questa situazione deve dichiarare entrambi i titoli, ma ne vedrà applicato uno solo: conviene verificare quale dei due occupi la posizione più alta nell’elenco, perché è quello che determina la collocazione.

6. L’attestato di lodevole servizio: chi lo rilascia e cosa deve contenere

L’attestato di lodevole servizio lo rilascia l’amministrazione presso cui il servizio è stato prestato — in concreto l’ufficio del personale — e certifica il periodo, la natura del rapporto e l’assenza di rilievi disciplinari o valutazioni negative. Non esiste un modello nazionale: ogni ente usa il proprio, e il documento vale per quello che dice, non per il titolo che porta in intestazione.

Il titolo va dichiarato nella domanda di partecipazione: la documentazione si produce dopo, entro il termine perentorio che l’amministrazione indica con un avviso pubblicato sul Portale, rivolto a chi ha superato la prova orale. Un titolo non dichiarato nella domanda, di regola, non può essere recuperato a graduatoria pubblicata.

La norma · art. 16, comma 1, del d.P.R. 487/1994

«L'amministrazione che ha bandito il concorso pubblica sul Portale uno specifico avviso indicando il termine perentorio entro il quale i concorrenti che hanno superato la prova orale devono far pervenire all'amministrazione stessa la documentazione digitale attestante il possesso dei titoli di riserva, preferenza e precedenza, già indicati nella domanda. Tale documentazione non è prodotta e comunque non può essere richiesta nei casi in cui l'amministrazione ne sia già in possesso o ne possa disporre facendo richiesta ad altre amministrazioni.»

L’ultima frase è quella che i candidati usano meno e che vale di più: quando il servizio è stato prestato proprio presso l’amministrazione che bandisce il concorso — cioè sempre, nei casi della lettera d) — quell’ente ha già i dati e non può pretendere che sia il candidato a procurarsi un documento che è il suo stesso ufficio a detenere.

7. Quando l’ente nega l’attestazione o non applica la preferenza

Le due situazioni vanno tenute distinte, perché hanno rimedi diversi. Se l’ufficio del personale non risponde alla richiesta di attestazione o la nega, la strada è un’istanza scritta e protocollata che indichi il periodo di servizio e la finalità concorsuale, richiamando l’art. 16 del regolamento: il silenzio o il rifiuto vanno documentati, perché servono a dimostrare che il titolo era stato tempestivamente dichiarato e che la mancata produzione non dipende dal candidato.

Se invece la preferenza è stata dichiarata e documentata ma la graduatoria non ne tiene conto, l’atto da impugnare è la graduatoria stessa, entro sessanta giorni dalla pubblicazione, chiedendone la riformulazione. Prima conviene ottenere i verbali e la documentazione dei controinteressati con l’accesso agli atti, per capire se il titolo è stato ignorato, ritenuto non provato o superato da un’altra preferenza: sono tre situazioni diverse, e solo la prima è un errore evidente. Termini, costi e svolgimento del giudizio sono quelli di ogni ricorso al TAR contro un concorso pubblico.

8. Lodevole servizio e anzianità di servizio

Sono due cose diverse e operano in momenti diversi. L’anzianità di servizio, quando il bando la prevede fra i titoli valutabili, produce punteggio e concorre a formare la graduatoria di merito; il lodevole servizio non dà punti e interviene solo dopo, a parità di punteggio, per stabilire chi precede.

Ne discende un errore ricorrente negli avvisi degli enti, soprattutto nelle selezioni interne: sciogliere la parità preferendo chi ha più anni di servizio. L’amministrazione che voglia valorizzare l’anzianità deve attribuirle un punteggio fra i titoli, non usarla a valle come criterio di preferenza, perché l’ordine delle preferenze è fissato dal regolamento statale e il bando non può modificarlo.

9. Come ti assiste lo Studio

Lo Studio Legale Calzoni segue il contenzioso sui concorsi pubblici in tutta Italia, e le questioni sui titoli di preferenza sono fra quelle in cui l’esito dipende da pochi documenti: la domanda di partecipazione, l’attestazione del servizio, il verbale con cui la commissione ha formato la graduatoria. Leggiamo il bando e la graduatoria, verifichiamo se il titolo era stato dichiarato nei termini, se la documentazione è stata prodotta nel modo previsto e se l’ordine delle preferenze è stato rispettato, chiedendo con l’accesso agli atti quello che non è pubblicato.

Quando l’errore c’è predisponiamo il ricorso nei sessanta giorni e seguiamo il giudizio fino alla riformulazione della graduatoria; quando non c’è lo diciamo prima di assumere l’incarico, perché un ricorso su una preferenza correttamente applicata è tempo e denaro spesi per un esito già scritto. Con lo stesso metodo assistiamo gli enti che devono redigere bandi e graduatorie conformi al regolamento statale, dove un elenco di preferenze copiato da un modello superato basta a rendere annullabile l’intera procedura. Tutti i servizi sono nella pagina ricorsi su concorsi pubblici.

Domande frequenti

Che cos’è il lodevole servizio in un concorso pubblico? È il servizio prestato per almeno un anno, a qualunque titolo, presso l’amministrazione che ha indetto il concorso, senza rilievi disciplinari o valutazioni negative. A parità di punteggio fa precedere in graduatoria (art. 5, comma 4, lett. d), del d.P.R. 487/1994).

Il lodevole servizio dà punti in più? No. È un titolo di preferenza, non un titolo valutabile: non incide sul punteggio delle prove e opera solo quando due o più candidati si trovano appaiati nella graduatoria di merito.

Vale il servizio prestato in un’altra amministrazione? No, non più. Fino alla riforma del 2023 esisteva una preferenza per il lodevole servizio prestato nelle amministrazioni pubbliche in generale; oggi conta solo quello svolto nell’amministrazione che ha indetto il concorso.

Chi rilascia l’attestato di lodevole servizio? L’ufficio del personale dell’amministrazione presso cui il servizio è stato prestato. L’attestato indica il periodo, la natura del rapporto e l’assenza di sanzioni disciplinari o valutazioni negative; non esiste un modello nazionale.

Quanto deve durare il servizio? Almeno un anno. La norma non richiede che sia continuativo né che si tratti di un rapporto a tempo indeterminato, ma la portata dell’espressione «a qualunque titolo» è discussa per le collaborazioni e i tirocini.

Il titolo va dichiarato nella domanda? Sì. I titoli di preferenza vanno indicati nella domanda di partecipazione; la documentazione si produce poi entro il termine perentorio fissato dall’amministrazione dopo la prova orale. Un titolo non dichiarato, di regola, non si recupera a graduatoria pubblicata.

Cosa posso fare se la preferenza non è stata applicata? Chiedere l’accesso agli atti per capire perché, e se l’errore c’è impugnare la graduatoria al TAR entro sessanta giorni dalla pubblicazione, chiedendone la riformulazione.

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