RPCT: chi è, come si nomina, cosa fa e di cosa risponde

RPCT: chi è, come si nomina, cosa fa e di cosa risponde

Chi è il Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza (RPCT), chi lo nomina e chi può essere nominato, quanto dura l'incarico, quali sono le sue funzioni e di cosa risponde personalmente — e come un ente può affiancarlo con un supporto esterno qualificato.

In breve — Il RPCT (Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza) è la figura, introdotta dalla legge 190/2012 e obbligatoria per le PA e le società pubbliche, che predispone il piano anticorruzione (oggi la sezione del PIAO), vigila sulla sua attuazione, gestisce le segnalazioni di whistleblowing e redige la relazione annuale. È nominato dall’organo di indirizzo, di regola tra i dirigenti di ruolo, e risponde personalmente delle omissioni. Proprio per la delicatezza del ruolo, molti enti — soprattutto le società pubbliche di piccole dimensioni — scelgono di affiancarlo con un supporto esterno qualificato.

1. Cosa significa RPCT e chi è

RPCT è l’acronimo di Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza. La figura è stata introdotta dalla legge 6 novembre 2012, n. 190 come responsabile della prevenzione della corruzione; con il d.lgs. 97/2016 le sono state attribuite anche le funzioni di responsabile della trasparenza, da cui la denominazione attuale.

All’interno dell’ente il RPCT svolge un ruolo trasversale, di impulso e coordinamento dell’intero sistema di prevenzione: non solo lo progetta, ma ne verifica il funzionamento e l’attuazione. È il soggetto cui la legge affida il potere — e il dovere — di predisporre il piano anticorruzione e di vigilare perché le misure previste non restino sulla carta.

2. Chi nomina il RPCT

A nominarlo è l’organo di indirizzo dell’ente — ma chi sia in concreto dipende dal tipo di soggetto. Nei comuni è di regola il Sindaco, con proprio provvedimento, salvo che l’ente, nella sua autonomia organizzativa, attribuisca il potere alla Giunta o al Consiglio; nelle società pubbliche e negli enti privati assimilati è l’organo amministrativo (consiglio di amministrazione o amministratore unico).

In tutti i casi serve un atto formale di nomina, e — questo è il punto da non sottovalutare — quell’atto va motivato con cura, perché è il primo documento che l’Autorità Nazionale Anticorruzione esamina in caso di controllo. Il provvedimento deve indicare il soggetto incaricato, la durata e le ragioni della scelta: non è una formalità, perché la legge stabilisce con precisione chi può essere nominato e ogni scostamento dalle indicazioni ANAC va spiegato analiticamente.

In particolare, è bene che la nomina dia atto del fatto che il prescelto ha un’adeguata conoscenza dell’organizzazione e che non si trova in conflitto con altre funzioni già ricoperte — un punto delicato, ad esempio, quando ci si chiede se lo stesso soggetto possa essere insieme RPCT e Responsabile unico del procedimento (RUP). Una nomina ben definita e motivata mette l’ente al riparo dai rilievi; una nomina sbrigativa è essa stessa un punto di debolezza.

3. Chi può essere nominato RPCT

La legge e l’ANAC delineano un profilo preciso. Il RPCT va individuato, di norma, tra i dirigenti di ruolo in servizio (negli enti locali, tipicamente il segretario comunale), perché il ruolo richiede tre requisiti sostanziali: una buona conoscenza dell’organizzazione e del funzionamento dell’ente; l’assenza di conflitti di interesse; e il fatto di non ricoprire altri incarichi o funzioni in aree sensibili incompatibili con il compito di controllo.

Per questa ragione vanno esclusi i dirigenti che guidano uffici di amministrazione attiva o settori ad alto rischio (contratti, patrimonio, bilancio, personale), chi proviene da uffici di diretta collaborazione con l’organo di indirizzo, e i componenti di OIV, Organismo di vigilanza o nucleo di valutazione: non si può essere insieme controllore e controllato.

C’è poi il caso — molto frequente nella pratica — delle società a controllo pubblico e delle partecipate di piccole dimensioni, con organici ridotti. Qui spesso manca una figura dirigenziale che possa fare il RPCT senza trovarsi in conflitto: la legge consente allora di affidare l’incarico a un titolare di posizione organizzativa o a un profilo non dirigenziale con competenze adeguate, sempre con motivazione. Sono proprio queste realtà — poche persone, molti adempimenti, un’unica figura che deve presidiare tutto — quelle che più hanno bisogno di un affiancamento esterno per reggere il peso del ruolo.

4. Quanto dura l’incarico del RPCT

La legge non fissa una durata, ma l’ANAC raccomanda di evitare la precarietà: l’incarico deve coprire almeno un ciclo di programmazione triennale. La regola pratica è tre anni, prorogabili una sola volta — e l’Autorità ha chiarito che la proroga è di altri tre anni, per un massimo di sei anni complessivi, non di un singolo anno.

Oltre i sei anni la conferma diventa un’eccezione, da motivare in modo rigoroso: ANAC raccomanda anzi la rotazione, cioè l’alternanza tra più dirigenti nel ruolo, per non consolidare posizioni che ne intaccherebbero l’autonomia. Vale infine il principio per cui non c’è automatismo tra la revoca dell’incarico dirigenziale e quella del ruolo di RPCT: in caso di riorganizzazione, l’incarico prosegue di regola fino alla sua naturale scadenza.

5. Cosa fa: le funzioni del RPCT

Al RPCT la legge attribuisce molte funzioni, che si possono ricondurre a due grandi aree: quelle inerenti gli obblighi di anticorruzione e quelle in materia di trasparenza.

Sul versante anticorruzione, il compito centrale è il piano: il RPCT predispone — in via esclusiva, perché la legge vieta di affidarne l’elaborazione a soggetti esterni — la sezione “rischi corruttivi e trasparenza” del PIAO per le PA, o il PTPCT per le società, e lo sottopone all’organo di indirizzo per l’approvazione. Attorno al piano ruotano gli altri compiti: vigilare sull’efficace attuazione delle misure e proporne le modifiche, verificare la rotazione del personale negli uffici a rischio, curarne la formazione, segnalare le disfunzioni all’organo di indirizzo e all’OIV e indicare agli uffici disciplinari chi non ha attuato le misure.

Sul versante trasparenza — funzione che il RPCT cumula dal 2016 — vigila sull’adempimento degli obblighi di pubblicazione in “Amministrazione trasparente”, assicurando completezza e aggiornamento dei dati, e decide sui riesami in materia di accesso civico. A queste si aggiungono la vigilanza su inconferibilità e incompatibilità degli incarichi e la cura del codice di comportamento.

A chiusura del ciclo, ogni anno il RPCT redige la relazione annuale sull’attività svolta e sul rendiconto delle misure, da pubblicare sul sito dell’ente.

6. Il ruolo del RPCT nelle segnalazioni di whistleblowing

Tra i compiti del RPCT, quello che genera più domande è il ruolo nella gestione del whistleblowing. Il Responsabile è il soggetto designato a ricevere e prendere in carico le segnalazioni di illecito e a svolgere una prima, obbligatoria, attività di verifica e analisi: una delibazione imparziale sulla fondatezza (il fumus) di quanto segnalato. Non gli spetta invece accertare responsabilità individuali né svolgere controlli di legittimità o di merito sugli atti.

Non è un compito formale: ANAC può irrogare una sanzione da 10.000 a 50.000 euro se accerta il mancato svolgimento, da parte del RPCT, dell’attività di verifica e analisi delle segnalazioni ricevute. Abbiamo dedicato un approfondimento specifico alla gestione delle segnalazioni di whistleblowing da parte del RPCT.

7. Di cosa risponde il RPCT

È il punto che pesa di più, e che spinge molti enti a non lasciare il RPCT da solo. La legge 190/2012 prevede una responsabilità personale del Responsabile in più scenari.

Se all’interno dell’amministrazione viene commesso un reato di corruzione accertato con sentenza definitiva, il RPCT risponde sul piano dirigenziale (art. 21 d.lgs. 165/2001), disciplinare e per danno erariale e all’immagine — salvo che provi di aver predisposto il piano prima del fatto e di aver vigilato sul suo funzionamento (art. 1, co. 12). In caso di ripetute violazioni delle misure previste dal piano risponde, per omesso controllo, sul piano dirigenziale e disciplinare, salvo analoga prova (co. 14). La sanzione disciplinare, quando si applica, non può essere inferiore alla sospensione dal servizio da uno a sei mesi (co. 13).

A questo si aggiunge la responsabilità verso ANAC: la mancata predisposizione del piano è punita con una sanzione amministrativa da 1.000 a 10.000 euro, e le violazioni degli obblighi di trasparenza incidono sulla responsabilità dirigenziale e sulla retribuzione di risultato.

Il filo conduttore è uno solo: il RPCT si tutela dimostrando di aver fatto la propria parte. Da qui l’importanza di un piano non formale, calato sull’ente, e di una tracciabilità puntuale dell’attività di vigilanza — un piano “fotocopia” non solo è contestabile, ma non protegge il Responsabile quando serve.

8. RPCT interno, esterno e supporto qualificato

Da quanto precede discende un punto spesso frainteso. Il RPCT deve essere, di regola, un soggetto interno all’amministrazione: la conoscenza diretta dell’organizzazione è ciò che permette di costruire misure efficaci, e la legge vieta espressamente di far elaborare il piano a soggetti esterni. La nomina di un esterno è quindi un’eccezione motivata, e anche l’eventuale ufficio di supporto dedicato al RPCT non può essere composto da esterni.

Questo non significa che il RPCT debba affrontare tutto da solo. Una cosa è elaborare il piano al posto dell’ente (vietato), un’altra è affiancare il RPCT fornendogli metodo, strumenti e competenze: l’analisi del contesto e la mappatura dei processi, l’impostazione della valutazione del rischio, la formazione, la verifica degli adempimenti di trasparenza, il coordinamento con il modello 231. Il RPCT resta il titolare e l’autore del piano; il consulente lo mette nelle condizioni di produrne uno solido e difendibile, riducendo la propria esposizione personale. È in questo spazio — pienamente legittimo — che si colloca il nostro supporto.

9. Come ti assiste lo Studio Legale Calzoni

Lo Studio Legale Calzoni affianca RPCT, pubbliche amministrazioni e società a controllo pubblico negli adempimenti di anticorruzione e trasparenza, nel pieno rispetto del ruolo esclusivo del Responsabile: supporto metodologico all’analisi del rischio e alla mappatura dei processi, impostazione delle misure di prevenzione, gestione del whistleblowing, adempimenti di pubblicazione e accesso civico, formazione del personale e difesa in eventuali procedimenti ANAC.

L’affiancamento può essere continuativo — un supporto stabile per tutto l’anno — oppure mirato al singolo passaggio, tipicamente l’aggiornamento annuale del piano. Per una valutazione del tuo caso vedi il servizio di consulenza anticorruzione e trasparenza: il primo contatto è gratuito.

Domande frequenti

Quanto guadagna un RPCT? Dall’incarico di RPCT non deriva, di norma, alcun compenso aggiuntivo: nella generalità dei casi è un dirigente interno che svolge la funzione nell’ambito del proprio ruolo. È fatto salvo l’eventuale riconoscimento di retribuzione di risultato legata al raggiungimento di obiettivi di performance, nei limiti dei tetti retributivi. Il principio vale anche quando le funzioni sono affidate a un titolare di posizione organizzativa.

Chi è il RPCT a scuola? Nelle istituzioni scolastiche la figura non coincide come negli altri enti: il Responsabile della prevenzione della corruzione è il Direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale (USR), mentre il dirigente scolastico è responsabile della trasparenza per la propria scuola. I dirigenti di ambito territoriale operano come referenti del RPCT (ANAC, delibera n. 430/2016).

Dove si pubblica la relazione annuale del RPCT? La relazione annuale, con cui il RPCT riferisce all’organo di indirizzo sui risultati dell’attività e sul rendiconto delle misure, va pubblicata sul sito istituzionale dell’amministrazione, nella sezione “Amministrazione trasparente” (art. 1, co. 14, legge 190/2012).

Il RPCT può fare anche il RUP? No: ANAC esclude che il RPCT svolga le funzioni di Responsabile unico del procedimento negli appalti e nelle concessioni, area ad alto rischio corruttivo, per evitare conflitti di interesse anche potenziali tra le due funzioni. Abbiamo approfondito il punto nell’articolo dedicato al RPCT che svolge anche il ruolo di RUP.

Chi sostituisce il RPCT in caso di assenza? È opportuno che già il piano preveda una procedura per individuare automaticamente il sostituto in caso di assenza temporanea. Quando invece si determina una vera e propria vacatio del ruolo, spetta all’organo di indirizzo attivarsi subito per nominare un nuovo Responsabile con atto formale.

Quale norma disciplina i compiti del RPCT? Il quadro è dato dalla legge 190/2012 (art. 1, commi 7, 8, 10, 12, 13, 14), dal d.lgs. 33/2013 sulla trasparenza e l’accesso civico (artt. 5 e 43), dal d.lgs. 39/2013 su inconferibilità e incompatibilità, dal d.P.R. 62/2013 (codice di comportamento) e dal d.lgs. 165/2001, oltre alle linee guida ANAC e al Piano Nazionale Anticorruzione.

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