Formazione anticorruzione: chi è obbligato, su cosa e ogni quanto

La formazione in materia di anticorruzione, etica e trasparenza non è un'attività facoltativa ma una misura di prevenzione imposta dalla legge: chi va formato, su quali contenuti, con quale periodicità e come si documenta in caso di vigilanza.
In breve — La formazione in materia di anticorruzione, etica e trasparenza è una misura di prevenzione obbligatoria, non un’attività facoltativa. L’art. 1, comma 8, della legge 190/2012 impone al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT) di definire le procedure per selezionare e formare i dipendenti, e il comma 10, lettera c), gli attribuisce il compito di individuare il personale da inserire nei programmi, in raccordo con i responsabili delle risorse umane e con l’organo di indirizzo. Il d.P.R. 62/2013 aggiunge cicli formativi obbligatori all’assunzione, al passaggio a funzioni superiori e al trasferimento, oltre all’aggiornamento annuale. L’ANAC chiede però qualcosa in più della semplice erogazione: la formazione va monitorata e verificata nel livello di attuazione e nell’adeguatezza, perché un corso non documentato e non verificato, in sede di controllo, equivale a un corso mai svolto.
1. I corsi di formazione anticorruzione dello Studio Legale Calzoni
Lo Studio progetta ed eroga percorsi formativi in materia di anticorruzione, trasparenza, whistleblowing e codice di comportamento per pubbliche amministrazioni, enti pubblici economici e società a controllo pubblico.
I corsi di formazione si tengono in aula o da remoto e lavorano su casi concreti tratti dall’attività reale degli enti: non la lettura delle norme, ma le situazioni in cui quelle norme vanno applicate — il funzionario che scopre di avere un parente nell’impresa concorrente, il dirigente che riceve una segnalazione anonima, l’ufficio che deve decidere se un dato va pubblicato o no.
Incluso nel corso
Un volume per ogni partecipante
A tutti i partecipanti ai nostri corsi viene consegnato un volume in omaggio, che riprende in forma sintetica i doveri del codice di comportamento, le regole sul conflitto di interessi e sull'astensione, il funzionamento del whistleblowing e il divieto di pantouflage. È pensato per restare sulla scrivania e per essere consultato quando il dubbio si presenta — che è il momento in cui la formazione serve davvero.
Nei paragrafi che seguono spieghiamo perché la formazione è obbligatoria, a chi spetta organizzarla e come va strutturata. Chi vuole andare subito al catalogo dei corsi può usare l’indice qui sopra e passare al § 4.
2. La formazione è obbligatoria e i compiti del RPCT
La formazione in materia di anticorruzione e trasparenza è un’attività obbligatoria posta a carico delle pubbliche amministrazioni. Da ciò discende che ogni anno, in occasione dell’aggiornamento del PIAO o del PTPCT, l’amministrazione deve rilevare il proprio fabbisogno formativo e programmarlo: chi va formato, su quali contenuti, per quante ore e con quali verifiche. In questo la normativa attribuisce un ruolo di primo piano al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (RPCT), al quale assegna compiti precisi.
La fonte · PNA 2019, delibera ANAC n. 1064/2019, Parte III § 2
Il RPCT individua, in raccordo con i dirigenti responsabili delle risorse umane e con l'organo di indirizzo, i fabbisogni e le categorie di destinatari degli interventi formativi.
Spetta cioè al RPCT stabilire quali argomenti vanno trattati nel corso dell’anno: se l’ente ha appena adottato il nuovo codice di comportamento, se ha avuto criticità sugli affidamenti, se ha ricevuto segnalazioni, se l’analisi del rischio ha fatto emergere un processo scoperto, la formazione dell’anno deve andare lì. La scelta si compie in raccordo con chi risponde delle risorse umane e con l’organo di indirizzo.
La norma · Art. 1, comma 10, lettera c), legge 190/2012
Il responsabile individuato ai sensi del comma 7 provvede anche […] ad individuare il personale da inserire nei programmi di formazione di cui al comma 11.
Al RPCT spetta anche individuare i destinatari, seguendo le aree di rischio mappate nel piano e non le disponibilità degli uffici: se i contratti pubblici sono stati classificati come area ad alto rischio, il personale di quell’ufficio va formato in modo specifico. Un ente che mappa i contratti come area critica e poi forma tutti allo stesso modo è internamente incoerente, e in sede di vigilanza lo si nota.
Infine, al RPCT spetta monitorare la formazione.
La fonte · PNA 2019, delibera ANAC n. 1064/2019, Parte III § 2
[È opportuno] monitorare e verificare il livello di attuazione dei processi di formazione e la loro adeguatezza. Il monitoraggio potrà essere realizzato ad esempio attraverso questionari da somministrare ai soggetti destinatari della formazione al fine di rilevare le conseguenti ulteriori priorità formative e il grado di soddisfazione dei percorsi già avviati.
Il monitoraggio ha due oggetti distinti. Il primo è il livello di attuazione: quante ore sono state erogate rispetto a quelle programmate, quale percentuale di personale è stata raggiunta, quali aree di rischio sono rimaste scoperte. Il secondo è l’adeguatezza, cioè l’effettività della formazione: se i contenuti siano stati recepiti. È la ragione per cui l’Autorità indica i questionari ai destinatari — e per cui, nella pratica, alla rilevazione del gradimento conviene affiancare una verifica dell’apprendimento.
3. I due livelli: formazione di base e formazione specifica
La formazione non può essere organizzata come l’ente ritiene: deve rispettare le indicazioni fissate dall’ANAC nei Piani nazionali anticorruzione, che sono l’atto di indirizzo cui le amministrazioni sono tenute a conformarsi. E la prima di quelle indicazioni riguarda la struttura del percorso, che va articolato su due livelli.
I due livelli si distinguono per destinatari e contenuti:
- Formazione di base — rivolta a tutto il personale: il codice di comportamento, i doveri di condotta, il conflitto di interessi e le regole di trasparenza.
- Formazione specifica — riservata al RPCT, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo e a chi opera nelle aree a più alto rischio (contratti pubblici, autorizzazioni e concessioni, concorsi e selezioni, erogazione di contributi): entra nel merito dei processi e dei rischi mappati in quel particolare ente.
La fonte · ANAC, Orientamenti per la pianificazione anticorruzione e trasparenza 2022
È opportuno strutturare la formazione su due livelli, uno generale, rivolto a tutti i dipendenti, mirato all'aggiornamento delle competenze/comportamenti in materia di etica e della legalità; e uno specifico, indirizzato al RPCT, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a maggior rischio corruttivo […] in relazione al ruolo svolto da ciascun soggetto nell'amministrazione.
4. I corsi che proponiamo
I percorsi dello Studio ricalcano la struttura a due livelli richiesta dall’ANAC, con un terzo modulo dedicato a chi ha responsabilità dirette nel sistema di prevenzione.
Livello 1
Formazione di base
Rivolta a tutto il personale
Tratta i principali istituti dell'anticorruzione, quelli di più ampia applicazione: il codice di comportamento e i doveri di condotta, il conflitto di interessi e l'obbligo di astensione, il whistleblowing dal punto di vista di chi potrebbe segnalare, gli obblighi di trasparenza che riguardano l'ufficio, con il livello di approfondimento richiesto a chi non opera in aree a rischio specifico.
Livello 2
Formazione specialistica
Rivolta al personale delle aree a rischio
Contenuti costruiti sui processi mappati nel piano dell'ente: nei contratti pubblici il conflitto di interessi del RUP e dei commissari, gli obblighi di dichiarazione, le cause di esclusione e il pantouflage in gara; negli uffici che erogano contributi o rilasciano autorizzazioni, i controlli e la tracciabilità delle decisioni discrezionali.
Modulo dedicato
Alta formazione
Rivolta agli organi di indirizzo, al RPCT e ai referenti
È rivolta ad aggiornare chi risponde in prima persona del sistema di prevenzione: responsabilità dell'organo che adotta il piano, gestione delle segnalazioni e termini della procedura, controlli sulle dichiarazioni di inconferibilità e incompatibilità, rapporti con l'OIV e con l'ANAC nei procedimenti di vigilanza.
A questi si aggiungono i percorsi integrati anticorruzione e 231 per le società a controllo pubblico, nelle quali la formazione anticorruzione e quella prevista dal modello organizzativo hanno contenuti in parte comuni.
Ogni percorso può essere erogato in aula presso l’ente o in videoconferenza, in sessioni singole o in cicli distribuiti nell’anno, e si accompagna alla documentazione necessaria a provarne lo svolgimento. Per costruire un programma sul vostro piano, o per far valutare quello già previsto, è possibile richiedere un preventivo.
5. Quando va erogata: assunzione, passaggio di ruolo, trasferimento
Sui tempi il d.P.R. 62/2013 è più preciso di quanto molti enti ricordino, e prevede occasioni formative obbligatorie che non coincidono con il consueto corso annuale.
La norma · Art. 15, commi 5 e 5-bis, d.P.R. 62/2013
Al personale delle pubbliche amministrazioni sono rivolte attività formative in materia di trasparenza e integrità, che consentano ai dipendenti di conseguire una piena conoscenza dei contenuti del codice di comportamento, nonché un aggiornamento annuale e sistematico sulle misure e sulle disposizioni applicabili in tali ambiti. Le attività di cui al comma 5 includono anche cicli formativi sui temi dell'etica pubblica e sul comportamento etico, da svolgersi obbligatoriamente, sia a seguito di assunzione, sia in ogni caso di passaggio a ruoli o a funzioni superiori, nonché di trasferimento del personale, le cui durata e intensità sono proporzionate al grado di responsabilità.
Ne discendono quattro momenti in cui la formazione va erogata: all’assunzione, al passaggio a ruoli o funzioni superiori, al trasferimento del dipendente, e con cadenza annuale per l’aggiornamento. La durata dev’essere proporzionata al grado di responsabilità: il dirigente di un ufficio contratti non può ricevere lo stesso pacchetto formativo di un dipendente amministrativo di un ufficio senza rischi specifici.
La formazione iniziale, in particolare, va assicurata a tutti i dipendenti a prescindere dalla tipologia contrattuale — quindi anche a chi è assunto a tempo determinato — perché serve, come osserva l’ANAC, ad approfondire i temi dell’integrità sin dall’instaurarsi del rapporto di lavoro. È l’adempimento che più spesso manca: si organizza il corso annuale e ci si dimentica di chi è entrato in servizio a marzo.
6. Richiedi un’offerta formativa
Ogni percorso parte da una lettura del piano dell’ente — aree di rischio mappate, misure previste, personale assegnato a ciascuna area — dalla quale si definiscono i moduli, i destinatari, le ore e il calendario. La formazione può essere avviata in qualsiasi momento dell’anno, ma dà il risultato migliore quando viene programmata insieme al piano, entro gennaio.
Per ricevere un’offerta formativa costruita sulle esigenze della vostra amministrazione, o per far valutare il programma già previsto dal piano, è possibile richiedere un preventivo. L’attività si inserisce nella più ampia assistenza dello Studio in materia di anticorruzione e trasparenza.
Domande frequenti
La formazione anticorruzione è obbligatoria? Sì. La legge 190/2012 impone al RPCT di definire le procedure per selezionare e formare i dipendenti destinati a operare nei settori esposti al rischio, e il d.P.R. 62/2013 prevede attività formative su trasparenza, integrità ed etica pubblica per tutto il personale.
Ogni quanto va fatta? L’aggiornamento è annuale e sistematico. A questo si aggiungono i cicli formativi obbligatori all’assunzione, al passaggio a ruoli o funzioni superiori e al trasferimento del personale.
Chi decide quali dipendenti formare? Il RPCT, che individua il personale da inserire nei programmi di formazione: la scelta segue le aree di rischio mappate nel piano, non le disponibilità degli uffici.
Chi può erogare la formazione? Per le amministrazioni statali la Scuola nazionale dell’amministrazione; per gli altri enti l’organizzazione è rimessa all’amministrazione, che può avvalersi di formatori esterni o di risorse interne qualificate.
Come si dimostra di averla svolta? Con la documentazione dell’attività — programmi, elenchi dei partecipanti, materiali, attestati, registrazione delle ore — e con la verifica dei risultati. Il PNA 2019 raccomanda di monitorare il livello di attuazione e l’adeguatezza dei processi formativi, anche tramite questionari somministrati ai destinatari. Una formazione non documentata, in sede di verifica, non è opponibile.
I contenuti di questa pagina si riferiscono a fattispecie generali e non possono in alcun modo sostituire il contributo di un avvocato. Per ottenere un parere legale in ordine alla questione giuridica che interessa è possibile richiedere una consulenza, oppure fissare un appuntamento. Gli autori declinano ogni responsabilità per errori od omissioni, nonché per un utilizzo improprio o non aggiornato delle presenti informazioni.